E’ la prima cosa che ti sorprende, quando gironzoli per i quartieri commerciali o i suq del Cairo. La prima cosa che sorprende l’occhio femminile, certo. E cioè che l’abbigliamento intimo, molto intimo, venga venduto da commessi uomini a clienti donne. Donne di tutte le condizioni sociali e culturali: velate, svelate, col niqab, col foularino, occidentalissime. Ma a vendere lingerie, mutandine e reggiseno sono sempre loro, gli uomini. E non è neanche detto, per esempio al Cairo, che siano musulmani. Perché i commessi del grande e per niente turistico mercato tessile sulla corniche vicino al Boulaq sono spesso copti.
Ora, Repubblica.it segnala in un articolo che le donne si stanno ribellando a questa contaminazione dei sessi in merceria. Niente lingerie, se il commesso non è una donna. Io credo che la questione sia molto più complessa: il senso del pudore, la concezione stessa del sesso hanno tratti diversi, nel mondo arabo (leggetevi, se non l’avete ancora fatto, La prova del miele di Salwa al Nejmi, edizioni Feltrinelli). Ma non c’è solo un’assenza di sessuofobia che invece è molto cristiana, molto puritana e molto occidentale. C’è anche il fatto che le donne sono entrate nel mercato del lavoro tardi, e solo per alcuni impieghi. I commessi, in genere, sono uomini. Le commesse, al Cairo, vengono da famiglie povere, e appena possono smettono di farlo. Se sono i commessi a vendere lingerie, insomma, non è tanto perché vogliono mettere il becco anche nella scelta delle mutandine della signora o signorina che si presenta al banco, ma perché sono ancora soprattutto gli uomini a lavorare. Col sesso, questo, ha poco a che fare.