Tanto per esorcizzare i tamburi di guerra che suonano in Medio Oriente, mi consolo con la cucina. Riprendo allora una vecchia abitudine che avevo inaugurato nel blog vecchia maniera. E parlo di limone e non solo. Perché con il succo di limone si fa la limonata alla menta, che mi aveva ispirato l’introduzione di Arabi Invisibili. E perché il giallo del limone e il verde della menta sono i colori che definiscono il mio Mediterraneo. A Gerusalemme così come in Sicilia-
Avevo un po’ di spatola avanzata. Troppa, per il tortino di spatola (al forno) condita con pangrattato e olio, assieme a pinoli, buccia d’arancia, semi di finocchio e prezzemolo. E allora ho fatto una mousse. Emulsione, la chiamano in tv, nella miriade di trasmissioni dedicati all’ultimo mito, quello dei fornelli versione catodica. Ma l’emulsione è un termine francamente un po’ troppo altisonante per la cucina popolare e regionale che è l’unica che so fare.
Ho fatto saltare la spatola con po’ d’olio e aglio, poi ho preso il minipimer, ho aggiunto sale, olio, pepe nero, limone e menta. Ho frullato il tutto. Ricetta pronta. Ho messo la mousse su crostini di pane nero di Castelvetrano, ma si possono anche preparare delle ottime crepes monodose, di quelle piccole fatte in una normale padellina.
La buccia di limone grattato l’ho usata anche nell’impasto della crostata di grano saraceno alla marmellata mista di agrumi. Una crostata che si faceva nella trattoria “Gemma” di Amalfi sino a che, purtroppo, non ha chiuso. Lasciando orfani tutti noi che ne avevamo provato la semplice cucina di mare, assieme alla crostata e ai gelatini. La ricetta base della pastafrolla è semplice: mezzo chilo di farina di grano tenero e altrettanta di farina di grano saraceno (la trovate in farmacia, tra gli alimenti per celiaci). Ci aggiungo mezzo chilo di margarina, 200 grammi di zucchero, un po’ di buccia di limone e di lievito, 4 uova e un pizzico di sale. L’impasto va messo in frigorifero per un’ora. Metto assieme marmellata di limone, di mandarini, di arance, spalmo il composto sulla pastafrolla, aggiungo le indispensabili striscette di pastafrolla (altrimenti, che crostata è) e inforno. A metà cottura, aggiungo i pinoli. Tre quarti d’ora in forno a 180°. Voilà.
Intanto, ci si prepara per una rigorosa, ortodossa salsa di pomodoro, per l’inverno. Bottiglie, pomodori a lavare. E magari anche un po’ di pasta fatta in casa per festeggiare. È un rosso intenso, quello dei pomodori a filiera cortissima, praticamente zero, anzi sotto casa. Rosso pomodoro, per fortuna, perché i tamburi di guerra sembrano molto lontani. Sono solo dall’altra parte del mare, verso oriente.
A proposito di giallo, per la playlist c’è Yellow Ledbetter, Pearljam.