“Sono di origine italiana, ma mia nonna mi ha insegnato solo qualche parola, quando ero piccola. Veniva da Campobasso”. Siamo dappertutto, noi emigranti italiani. Anche all’aeroporto di Dayton, Ohio. America profondissima, anche se a me ricorda – di primo acchito – l’accordo di pace firmato (o meglio, imposto) sulla Bosnia. Era il lontano 1995 e di Dayton sapevamo, noi che seguivamo i Balcani, che era solo una base militare.
Tutto attorno, alla base, all’aeroporto, alla ragazza dell’autonoleggio con la GrandMa di Campobasso, e' solo una lunga distesa di campi coltivati. Grandi campi, che non possono non ricordare la pianura padana. Campi coltivati, qualche casa di campagna ipertrofica, un nastro d'asfalto dritto, e una sequenza interminabile di camion americani da far invidia a Duel. Benvenuti in Ohio. Anzi, al limitare dell’Ohio, prima di immettersi nell’Indiana, attraverso la interstatale 70. Niente di diverso, nel paesaggio, salvo un grande arco celeste che sull’autostrada indica il confine.
La breve sosta nell’America profonda la devo all’invito di Greg Mahler, il rettore del college di Earlham, piccolo college nell’Indiana con una fortissima specializzazione negli studi internazionali. College quacchero: un’origine che spiega il forte impegni sui temi della pace. E a confermare il livello alto, sono gli studenti. Preparati, molto preparati, curiosi, intelligenti. Il Medio Oriente lo conoscono perché molti di loro ci sono stati attraverso scambi universitari. E ci vogliono anche tornare… Come ci vorrebbe tornare Hani, di Gaza. Gaza city per la precisione. Non torna a casa da 4 anni. E’ in tutto e per tutto uno di quei giovani palestinesi che dovremmo ascoltare, per capire le dinamiche politiche e culturali della società palestinese. Oltre l’Anp e le organizzazioni consolidate come Fatah e Hamas.