Veli a Ca’ Rezzonico

admin | August 27th, 2008 - 8:58 am

E vai. Ancora una volta è il velo al centro dei nostri pensieri di italiani. Certo, non abbiamo altro a cui pensare. Anzi, per la precisione, voi italiani che vivete in Italia (io, all’estero, sono meno colpita dal caroprezzi) non avete altre preoccupazioni quotidiane. E dunque, per ingannare il tempo, cosa fare se non pensare al velo che le donne arabo-musulmane (ma non solo quelle) indossano? Il caso, noto, è quello di Ca’ Rezzonico, a Venezia, dove a una donna con niqab – velo che copre il volto – è stato negato l’accesso. Per questioni di sicurezza. Secondo me, legittime, che bastava forse risolvere nel modo in cui vengono risolte, per esempio, all’aeroporto di Amman, e in tutti gli altri aeroporti arabi: con il buonsenso. Se una donna ritiene di non potersi scoprire il volto per questioni religiose di fronte ad altri uomini che non siano suo marito e i membri della sua famiglia, basta chiedere a un’altra donna di verificare che la sicurezza non sia lesa dalla presenza di una donna velata col niqab. Luogo appartato, lontano da occhi (maschili) indiscreti, e la donna addetta alla sicurezza può fare il suo lavoro. Devo dire che, da donna occidentale aperta e femminista, l’idea di essere palpata da un uomo all’aeroporto, per questioni di sicurezza, non mi fa per niente piacere.

Ovviamente, com’è ormai da anni, la storia di Ca’ Rezzonico è diventata un modo per dare addosso all’arabo-musulmano di turno. Esempio classico: l’articolo pubblicato dal Giornale. Pieno, a prima vista, di legalismo e buoni sentimenti (tutti diretti, certo, all’impiegato del museo). Mi viene un dubbio: se, cioè, il vero problema non sia proprio in quella visita. Una famigliola arabo-musulmana non sbarca a Lampedusa, non “invade” un marciapiede a viale Jenner per pregare (a proposito, ma i mercatini rionali non “invadono” settimanalmente strade e marciapiedi?), non è esempio preclaro di degrado morale per violenze domestiche. Anzi, paga il biglietto ed è in regola per andare a visitare un museo, e non dei più noti di Venezia e d’Italia. Il che vuol dire che è istruita, che magari fa parte di una middle class piccola e misconociuta dai nostri media, e che conosce la nostra civiltà, alla cui costruzione – molti secoli fa – ha pure partecipato. E poi Venezia è per gli arabi un luogo ben conosciuto, con un suo nome ben preciso, Bundukiyya, perché i veneziani, a loro volta, gli arabi li conoscevano e con gli arabi non solo lottavano ma facevano affari.

Ultimo, banale appunto sulla storia di Ca’ Rezzonico: questo è solo il figlio avvelenato del tam tam mediatico che ormai da anni si occupa di arabi, e soprattutto musulmani, in maniere che – se fossero usate verso gli italiani o verso gli europei ‘bianchi’ – sarebbero considerate discriminatorie. Se non – in molti casi – razziste.

I valori, in Italia, sono diventati una coperta troppo stretta che non può coprire tutti. E che ognuno tira a suo piacimento. Nessuno, in Italia, si è posto il problema di come andassero vestite le donne in Oman, quando il sultano Qabus è venuto a farci visita. Ma già, il sultano Qabus portava investimenti, forse ricchezza, dei suoi Rolex in regalo abbiano saputo tutto, perché siamo un paese che non sa più a che santo votarsi. In quel caso, delle donne (velate) dell’Oman non occorreva occuparsi. Meglio dare addosso a un singolo, a una famigliola. Per non vedere i tanti veli che coprono le nostre vite. E anche i veli che coprono i nostri volti di donne occidentali: labbra gonfiate, zigomi rifatti, nasino all’insù, sorriso di cartapesta. Meglio di un niqab, certo. Ma quello stampino da chirurgia estetica, che rende tutte uguali, è tanto serializzato quanto un pezzo di stoffa nera. E non c’è neanche un afflato religioso che lo giustifichi.

If you enjoyed this post, please consider leaving a comment or subscribing to the RSS feed to have future articles delivered to your feed reader.
You can leave a response, or trackback from your own site.

Leave a Reply

Rss Feed Tweeter button Facebook button Technorati button Reddit button Myspace button Linkedin button Webonews button Delicious button Digg button Flickr button Stumbleupon button Newsvine button Youtube button
eXTReMe Tracker