Lottare stanca

admin | August 29th, 2011 - 4:57 pm

Il Cairo, nella mia esperienza, è stato il posto più accogliente che io abbia mai trovato fuori d’Italia. Mai sono stata accettata senza far domande, inglobata in un palazzo, in una strada, in un quartiere, in un pezzo di vita di cui conservo gelosamente i volti, i gesti speciali, le cortesie. Le notizie sulla xenofobia in crescita in Egitto, dunque, non possono non colpirmi duro, allo stomaco. Prima ho fatto resistenza, giudicandole notizie eccessive. Poi le ho accettate, come il portato, la conseguenza di una transizione lunga e a singhiozzo. La tipica reazione alla rivoluzione, alla controrivoluzione. Mancava, però, ancora qualcosa, da parte di testimoni diretti credibili. E la risposta è arrivata.

L’analisi scritta da Ursula Lindsey che compare oggi su arabist è la migliore chiave di lettura che io abbia letto sinora. Personale quel tanto che basta a renderla carne e sottile sofferenza nel sentirsi trattare diversamente da come, per anni, una delle giornaliste straniere più calate nella realtà egiziana era stata trattata. Analitica il giusto per spiegare, razionalmente, cosa sta succedendo al Cairo. Un mix di azione e reazione, in cui – a fare i vasi di coccio – sono anche gli stranieri. E’ un peccato, perché quel patrimonio di rispetto, calore, affetto che hanno gli egiziani non dovrebbe andare sprecato. Speriamo, ancora una volta, nei corsi e ricorsi della storia. Era successo nell’epoca della nazionalizzazione e del nazionalismo nasseriano. Ora ci sono alcuni tratti comuni, mescolati con l’uso del capro espiatorio, uso tipico di chi non riesce a gestire una situazione che mette in crisi il proprio potere. E lo straniero, come capro espiatorio, è stato usato per primo dal regime Mubarak che stava ricevendo i colpi pesanti della rivoluzione del 25 gennaio. Così come è stato usato dai Gheddafi e dai Bashar el Assad di turno.

D’altronde, la xenofobia l’abbiamo ricominciata a usare per primi noi, in Italia, per nascondere crisi e magagne. E quindi non dovremmo stupirci più di tanto.

In coda, la segnalazione di un articolo di Marc Lynch sulla fase di stanca delle rivoluzioni arabe, e sulla spinta che la vicenda libica sta dando. Almeno in parte. Su Foreign Policy.

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3 Responses to “Lottare stanca”

  1. lia says:

    Dopo leggerò con calma. Però devo dirti che io, dopo un mese e mezzo passati al Cairo, questa xenofobia non l’ho assolutamente vista.
    Ho visto il Cairo di sempre, quello che ti ingloba e in cui trovi sempre la tua collocazione.
    E ho guardato bene, te lo giuro.

  2. admin says:

    …credo che abbiate ragione entrambe. L’articolo della Lindsey, però, è scritto da una delle giornaliste straniere che più conosce il Cairo. E questo non si può dimenticarlo. E’ un’analisi complessa.

  3. lia says:

    Ho letto l’articolo. E’ perfetto e, sì, ha ragione.

    Eppure – questo lo dico a te, perché immagino che tu possa avere gli stessi timori che avevo io prima di tornarci, a luglio – il patrimonio umano di cui parli è ancora tutto lì. Distinguono benissimo tra stranieri reali e stranieri immaginari, come hanno sempre fatto.

    E’ un momento in cui a noi tocca avere più tatto che mai, suppongo. A volte gli amici devono sapere andare un po’ in punta di piedi.
    Del resto, come dice la Lindsey, “It’s an honor just to assist.”

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