Dopo tanti anni di assenza, un film palestinese a Cannes, nel prestigioso Un certain regard. E’
Sale del Mare, di Annemarie Jacir (nella foto). Anche lei nata a Nazareth, come Hani Abu Assad, anche lei diasporica, come molti artisti palestinesi che per fare cinema, letteratura, musica sono costretti a emigrare. Ne parla, col suo solito acume, Yves Gonzalez-Quijano sul suo
blog. La covata di registe palestinesi è in questi ultimi anni decisamente ricca, anche se alcune sono ancora costrette a rimanere nell’alveo del corto, meno costoso. Ramallah, comunque, è veramente diventata una piazza importante per il cinema palestinese, l’arte più interessante del momento anche in Israele (e la collaborazione, soprattutto con gli arabo-israeliani, ha dato vita ai film più belli degli ultimi anni). La scelta di Cannes è legata ai 60 anni della
nakba?
Ad Annemarie Jacir è stato negato dalle autorità israeliane l’ingresso in Cisgiordania, all’inizio di maggio. Avrebbe voluto far proiettare la premiere del suo film in un campo profughi, quello di Amari. Ecco il suo racconto a
Variety: “”The premiere was to take place in Amari Refugee Camp in Ramallah, with the cast and crew, the people who helped make this film happen,” said Jacir, who was turned back at the border by Israeli officials following a lengthy interrogation. “I was told, ‘The Israeli Ministry of the Interior has denied you entry.’ I asked if a reason was given. The officer said, ‘You spend too much time here.’ I was then deported — escorted by two of the agents out of the terminal and onto a bus back to Jordan.”