Camere con vista

admin | September 30th, 2010 - 11:02 am

Ieri è stato inagurato un comprensorio edilizio costruito dalla Custodia francescana di Terrasanta. 68 appartamenti a Beit Fage, proprio alle spalle del Monte degli Ulivi. Là dove Gesù Cristo entrò a Gerusalemme,  e da dove ogni anno parte la processione della Domenica delle Palme. Proprio a ridosso del convento francescano, e a due passi da quello greco-ortodosso, la decina di palazzetti sono stati finalmente aperti, gli appartamenti consegnati alle 68 fortunate famiglie di palestinesi cattolici e armeni che potranno finalmente pagare un affitto basso, e vivere in case dignitose. Famiglie di anziani, famiglie di mezza età con bambini e ragazzi, e 13 giovanissime coppie. Un modo perché la comunità che nascerà a Beit Fage abbia rappresentate tutte le età della vita.

Ci son voluti quindici anni perché quei 68 appartamenti venissero progettati, costruiti, approvati dalla municipalità, e poi consegnati a solo un decimo di quelli che avevano fatto richiesta. Settecento famiglie di palestinesi cristiani avevano chiesto una casa: un dato che la dice lunga su quanto la situazione ‘immobiliare’ a Gerusalemme sia difficile per i palestinesi. E non solo per i palestinesi musulmani. Il Muro ad A-Ram, verso Ramallah, quartiere residenziale dove molte famiglie giovani e meno giovani si erano trasferite, ha costretto da anni molte famiglie residenti a Gerusalemme a ritornare a vivere, per esempio, nella Città Vecchia, per non perdere il documento di residenza in città e non essere considerati residenti in Cisgiordania. Molte altre si sono invece sottoposte a pagare affitti altissimi nelle aree a maggioranza palestinese, dove la richiesta di case supera di gran lunga l’offerta e le licenze per costruire non ci sono…

La pace e la guerra, a Gerusalemme, passano insomma per il mattone. La tensione cresce, ogni giorno che passa. Ma questa situazione sempre più piena di frizioni, di frustrazioni, di disagio non sembra arrivare, in tutta la sua complessità, alle cancellerie. Gerusalemme continua a essere il nodo, e costruire palazzi su palazzi a Ramallah non risolverà il problema.

Dal comprensorio dei francescani, a Beit Fage, la vista arriva sino al Mar Morto, alla Depressione, alle montagne della Giordania. Tra Beit Fage e il Mar Morto, il panorama è inframmezzato dalle colonie che si estendono da sud a nord. Maaleh Adumim e le colonie collegate, che chiudono i quartieri palestinesi a est della Linea Verde, e la via verso Gerico. La geopolitica è già in questo panorama, basta solamente saperlo leggere.

Addendum: B’Tselem ha rilasciato i dati delle vittime palestinesi e israeliane nel conflitto, a partire da un anniversario importante, l’inizio della Seconda Intifada, il 29 settembre del 2000, dopo la passeggiata  di Ariel Sharon alla Spianata delle Moschee sotto imponenti misure di sicurezza. Ecco i numeri, che dicono molto.

Israeli security forces killed 6371 Palestinians, of whom 1317 were minors. At least 2996 of the fatalities did not participate in the hostilities when killed. 2193 were killed while participating in the hostilities. For 694, B’Tselem does not know whether they participated in the hostilities or not. An additional 248 were Palestinian police killed in Gaza during operation Cast Lead, and 240 were targets of assassinations.

Palestinians killed 1083 Israelis in Israel and the Occupied Territories. 741 of the fatalities were civilians, of whom 124 were minors, and 342 were members of the security forces.

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