Questo conflitto è un conflitto anche di penne. Conflitto involontario, magari, ma sempre conflitto. Così vuole la Storia? Mah, io direi che così vogliono gli uomini, molto poco saggi. Comunque, a Gerusalemme – e la cosa apparirà paradossale – non succede poi molto. Non è il Cairo. Non è Beirut. E’ Gerusalemme. Una città di provincia, tradizionale, ultrareligiosa. E dunque, se c’è un festival degli scrittori, beh, è un avvenimento. Ce ne sono poi due, concomitanti, negli stessi giorni, è ancora più singolare. Uno palestinese, alla sua terza edizione, e uno israeliano, alla sua seconda edizione. No comment.
Comunque, ieri il Palfest era a Nablus, come il giorno prima, e dicono (per esempio sul blog del festival, che vi consiglio di leggere) che gli incontri siano stati molto belli. Oggi la compagnia itinerante di scrittori si sposta a Betlemme, tra università e campo profughi di Deheishe, quello che aveva anche visitato Giovanni Paolo II nel 2000.
Io, invece, sono rimasta a Gerusalemme, tra qualche impegno pregresso e una visita all’altro festival internazionale degli scrittori, quello a Gerusalemme ovest. Prima Paolo Giordano in dialogo con Ron Leshem, l’autore di un romanzo-bestseller da cui è stato tratto forse il primo film sull’occupazione israeliana del Libano, Beaufort. Poi Amos Oz in conversazione con Simon Sebag Montefiore.
Non sono l’unica ad amare l’ironia di Amos Oz, che col suo Storia d’amore e di tenebra mi ha fatto entrare nella sua Gerusalemme, or sono sette anni fa. Sono anche in folta compagnia nell’amare la sua coerenza politica, anche se non sono sempre d’accordo con lui: lui a Gerusalemme non ci torna volentieri, preferisce il suo ‘eremo’ di Arad, in una piccola casa in cui ho avuto l’onore di entrare, ai margini del deserto, dove al tramonto si ascoltano gli uccelli.
Ieri, però, mi sono sentita sola, ad ascoltarlo, sotto il tendone gremito accanto al King David Hotel. Quando parlava di una Gerusalemme colma di fanatici, e soprattutto quando parlava del suo sogno – di una Gerusalemme divisa e capitale di due Stati, israeliano e palestinese – nessuno lo ha applaudito. Solo lui. E sola anch’io.
Ecco alcune sue frasi.
“Ai miei tempi, la gente a Gerusalemme era ossessionata dal futuro. Ora, al contrario, è ossessionata dal passato. Ha il suo sguardo verso il passato, chino sul passato, e non pensa al futuro. Perché il futuro a cui pensa è solo la restaurazione di un passato glorioso, in cui ci sarà un presente senza fine, e non ci sarà più la Storia”.
E poi…
“Verrà un tempo in cui ci sarà un’ambasciata israeliana a Gerusalemme est, a poche centinaia di metri di distanza da un’ambasciata palestinese a Gerusalemme ovest”.
Su questa frase, rivoluzionaria per un israeliano, è calato un plumbeo silenzio nella sala…
La foto, scattata a Gerusalemme vecchia, è di Francesco Fossa.
Cara Paola,
leggo sempre con attenzione il tuo blog che aiuta a capire le “assurdità” dei bellissimi e complicati luoghi: Gerusalemme e dintorni. Oggi, però, leggendo la breve cronaca dove riporti alcune frasi di Oz e lasci intuire anche il senso della tua solitudine, mi sono commossa.
Bravissima Paola.
alessandra