Il giallo delle migranti

admin | March 8th, 2010 - 8:15 am

Al giallo un po’ stantio della mimosa preferisco, e non solo oggi, 8 marzo, il giallo dei migranti e delle migranti che una settimana fa ha sfilato per alcune città italiane. E non solo perché sono una migrante anch’io, trattata di certo molto meglio di altre donne italiane.

Stavolta, però, questo 8 marzo lo voglio ricordare. Ricordare tutte quelle donne con il velo diventate loro malgrado lo stereotipo di altro, e soprattutto il vessillo delle nostre (inutili e infondate) paure. E le donne che ho incontrato in tutto il Medio Oriente, con o senza velo, con o senza fede. Ricordare Heba, Samira, Nasra, Amira, Joharah, Osnat, Noa, Tanja, Yasmine e assieme a loro lo stuolo di donne che ho incontrato in quasi dieci anni vissuti in questa parte del mondo. Di una cosa soprattutto solo a loro grata: la solidarietà femminile, quella che in Italia abbiamo dimenticato e che qui, e direi soprattutto nel mondo arabo, è ancora un oggetto prezioso, che si cura quotidianamente.

So che in Italia, dopo l’abisso in cui la nostra immagine è caduta negli scorsi mesi, molto si è mosso, e si muove ancora. Una lista infinita di piccoli avvenimenti, di colpi di reni, di gruppi che nascono e voci che si alzano, piccoli e grandi fatti che mostrano un’Italia femminile reale lontana da quel senso di squallido e di postribolo che ha coperto, soprattutto lo scorso anno, tutto il resto.

Il tempo del rispetto pieno è ancora lontano, purtroppo. Siamo ancora rinchiuse dentro le corazze che ci siamo costruite negli scorsi decenni, monadi che non sono più use a uscire dal bozzolo. Ma più di qualche crepa, in quei gusci, è ormai così evidente che basterebbe un colpetto per romperli. E quella solidarietà senza invidia che rivedo quotidianamente qui, soprattutto tra le donne arabe, mi consola e mi dà forza.
(la foto, che ritrae una donna palestinese che urla mentre demoliscono la sua casa a Gerusalemme, è di Yasmine Perni)

Pizzelle

admin | March 8th, 2010 - 6:00 am

Yes, we can. Le pizzelle di fiorini si possono fare anche a Gerusalemme. Sempre che si riesca a trovare i fiori di zucchina prima che vengano gettati via. I palestinesi non li usano, come non li usano gli egiziani, e allora bisogna essere fortunati, e arrivare in tempo.

Ma non è tanto la ricerca dei fiori di zucchina (e del quasi introvabile lievito di birra) che volevo raccontare. E’ che si possono fare le pizzelle molto più agevolmente con lo stesso attrezzo con cui si prepara uno dei simboli della tradizione culinaria araba, i falafel. Insomma, farina, un uovo, sale, lievito di birra, tanti fiori di zucchina, basilico in dosi generose e origano. E poi la pastella si mette in quello strano piccolo attrezzo che è facile trovare sulle bancarelle dei suq, si butta nell’olio bollente. E sì, yes, we can.

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