Blogger e dissidenza – 2

admin | January 18th, 2010 - 11:06 am

Intanto, una buona notizia. I trenta blogger arrestati in Egitto, mentre andavano a dare sostegno e condoglianze nel paese della strage del Natale copto, sono stati liberati.

Ma “blogger e dissidenza” oggi significa Arabia Saudita. Consiglio la lettura di un breve post che Saudi Jeans ha messo sul suo blog a dicembre. Saudi jeans è ormai uno dei più vecchi diari virtuali, e uno dei pochi che apre una finestra sul mistero saudita. Dice molto, e non solo fra le righe.

Parentesi gastronomica

admin | January 18th, 2010 - 10:59 am

Ho trovato un blog interessante, per chi ama la cucina araba, ma direi complessivamente mediorientale. Anissa.

Università sotto occupazione

admin | January 18th, 2010 - 10:52 am

Peaceful Resistance, ovvero, la vera storia di Birzeit, l’università di Ramallah, nata e cresciuta durante l’occupazione israeliana dei Territori Palestinesi Occupati. Di Gabi Baramki. Prefazione di Jimmy Carter. Recensita da Susannah Tarbush.

Torna Mitchell. Con una lettera?

admin | January 18th, 2010 - 10:36 am

Il senatore George Mitchell torna in Medio Oriente, forse con la lettera d’intenti di Obama sul conflitto israelo-palestinese. Ma stavolta l’atmosfera è più fredda di prima. La delusione per il primo anno di Obama è evidente, e ne è conferma l’editoriale (dunque, non firmato) del Daily Star libanese, molto duro con Mitchell e con l’amministrazione Obama. Gli Stati Uniti sono ancora gli unici a poter fare qualcosa, anche se il mondo, nel frattempo, è diventato multipolare. Eppure, sono ancora in un certo senso assenti. Prenderanno il loro ruolo in tutto e per tutto?

We do not wish to cast the US in the role of savior, but merely as a figure of authority with the strength to get peace accords done. Since the fall of the Soviet Union many have referred to the US as a hyperpower, and reams of paper have been filled speculating about a new, multipolar world, the rise of Brazil-Russia-India-China and so on. The fact, however, remains that the US and only the US has the capability to bring the enemies of the Middle East to the table and get a deal done.

Un "fratello" conservatore alla guida

admin | January 18th, 2010 - 10:25 am

Era quello che ci si attendeva, soprattutto dopo l’arresto nel giugno scorso del papabile, pragmatico, famoso anche all’estero Abdel Moneim Abul Futouh. I Fratelli Musulmani egiziani mettono finalmente un punto fermo sulla loro guida suprema, dopo mesi di scontri. Ed eleggono un conservatore, molto più giovane della guida suprema dimissionaria, Mahdi Akef. Il nuovo leader dei Fratelli Musulmani egiziani si chiama Mohammed Badie, ha 67 anni, è considerato una figura poco carismatica e sostanzialmente poco conosciuta. Appartiene però al Gruppo 1965, a coloro che furono arrestati assieme a Sayyed Qutb in una delle più dure repressioni contro l’Ikhwan al Muslimun. Un conservatore, appunto. Decisamente diverso da Abul Futouh, considerato l’esponente di rilievo dell’ala pragmatica, l’uomo che riusciva a parlare con l’opposizione liberale e laica, apprezzato da quasi tutti fuori dalla Fratellanza.

Molto è dunque cambiato da quella primavera politica del 2005-2006, quando l’opposizione egiziana sembrava esprimere una via nuova alla dissidenza. Ora la Fratellanza ha scelto la rigidità, l’ortodossia. Abul Futouh, come altri pragmatici, è in galera. E Mohammed el Sayyed Said, altro ponte, stavolta sul fronte laico e progressista, direttore di uno dei pochi giornali privati e indipendenti (Al Badeel) è scomparso prematuramente. Cosa offre il futuro politico egiziano? per ora, solo il ballon d’essai di Mohammed el Baradei, che potrebbe offrirsi come candidato per le prossime presidenziali.

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