Il giorno del primo anniversario della guerra su Gaza, di Operazione Piombo Fuso, gira tra i siti d’informazione mediorientali la notizia di una esplosione a Haret Hreik, quartiere di Beirut sud, sotto pieno controllo di Hezbollah. A Haret Hreik ci sono gli uffici di Hamas in Libano, e il suo rappresentante principale, Osama Hamdan, viene considerato sempre più in alto nella gerarchia del movimento islamista palestinese, dopo il suo ingresso nel ristretto ufficio politico. Nell’esplosione di sabato sera muoiono due guardie del corpo, come dice lo stesso Hamdan in una conferenza stampa tenutasi ieri.
Le notizie, a dire il vero, sono varie, e differenti. Parlano di due, forse tre morti. Parlano di una bomba, anzi tre, sotto una macchina. Oppure di una bomba arrivata con un pacco. I giornalisti non sono potuti arrivare sul luogo dell’esplosione, tantomeno gli investigatori.
Chi ha colpito Hamas nel suo rifugio beiruttino sotto diretto controllo Hezbollah? E cosa non ha funzionato nelle misure di sicurezza?
Il governo israeliano decide la costruzione di case in alcuni degli insediamenti più importanti dentro Gerusalemme est. Pisgat Zeevc, Neve Yakov, Har Homa. A Natale, approfittando dell’assenza – per vacanze natalizie – dei funzionari europei e americani.
The tender, which will be issued by the Housing and Construction Ministry on Monday, includes the construction of about 6,500 housing units in 54 communities, including the following disputed neighborhoods: 377 new apartments in Neve Yaakov, 117 housing units in Har Homa and 198 in Pisgat Ze’ev.
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Senior state officials clarified that the timing of the tender was not random. According to the source, the Israeli government took advantage of the Christmas holiday, during which American and European government officials are on vacation.
La notizia anche sul palestinese Maannews.
Remembering Gaza, and the almost 1400 human lives lost in the war…
Un anno fa, cominciava l’Operazione Piombo Fuso su Gaza. In 22 giorni sono state uccise quasi 1400 persone, con le loro carte d’identità, i loro nomi, i loro cognomi, la loro carne, le loro anime. In quella Striscia di terra, lontana dai nostri occhi e dai nostri cuori, ci sono un milione e mezzo di persone. Dimenticate. Vorrei che anche per loro ci fosse la stessa solidarietà che abbiamo per altre persone, meno dimenticate, che hanno la fortuna di vivere in altri quadranti geopolitici.
Quando c’è paglia ben secca, e ci sono parecchi fiammiferi attorno, è facile e prevedibile che i fuochi s’accendano. Il tutto è cominciato con l’uccisione di un colono, Meir Avshalom Hai, in un attacco a colpi di arma da fuoco in una strada della Cisgiordania. Shavei Shomron è una colonia nella zona di Nablus, creata nel 1977, dove vivono qualche centinaio di israeliani, all’interno del Muro di Separazione costruito dagli israeliani e al centro di una battaglia legale, nel 2006, proprio per la costruzione della barriera. Per costruire il muro, furono sradicati centinaia di alberi, e furono divisi i campi dalle case dei contadini palestinesi legittimi proprietari.
La risposta israeliana è stato un raid militare dentro la città vecchia di Nablus, città che – peraltro – Salam Fayyad considera fiore all’occhiello della sua attività di governo. Zona, peraltro, dove il piano di sicurezza elaborato dal generale americano Keith Dayton e dai suoi uomini è considerato consolidato. Tre uomini uccisi, affiliati alle Brigate dei Martiri di Al Aqsa, fazione armata di Fatah. Tre uomini uccisi a freddo, secondo le notizie riportate da Maannews. Che assieme ad altri tre palestinesi uccisi dentro Gaza, al confine di Israele nella zona di Eretz, fanno sei palestinesi uccisi in un giorno.
Ecco le prime testimonianze, sempre su Maannews, sull’operazione militare israeliana a Nablus. Parla la vedova di uno dei tre uomini uccisi, incinta al settimo mese di gravidanza.
Now a widow, Tahani Ja’ara is 32 years old and seven months pregnant. “We were sleeping in our bedroom, not bigger than 6 square meters, when Israeli soldiers began yelling ‘get out…get out’. I thought I was dreaming. When I heard the Israeli soldiers and their police dogs outside the room, that was when I realized it was real.” Tahani said her husband told soldiers he would get out of the house, so they started shooting through the door and the windows.
“He fell between my hands bleeding. I started crying ‘they killed him…they killed him. Then soldiers broke the door and got in. He was already dead, but they continued to riddle his body with bullets to make sure he was killed.”
Three months before his death, Sarakji opened a used tools shop in the old city of Nablus. He had just been released from Israeli prison in January 2009 after spending seven years in jail, he was trying to re-start his life. According to a statement from the Israeli military, Sarkaji was involved with the manufacturing of explosives and the establishment of an explosives-manufacturing laboratory in Nablus.