Breve tour nel nord Italia per parlare di “Hamas”.
Due gli appuntamenti a Bologna, il 30 novembre e il I dicembre
Al Bologna Center della Paul H. Nitze School of Advanced International Studies della Johns Hopkins, l’incontro è alle 18 e 30 del 30 novembre, alla Penthouse, con Karim Mezran.
I dettagli sul sito della Johns Hopkins
Il I dicembre alle 18, presentazione con Marcella Emiliani, alla libreria Feltrinelli, in piazza Ravegnana, 1.
A Milano, il 2 dicembre alle 18 e 30, Aperitivo d’Autore alla Libreria Terrasanta, a via Gherardini 6. I dettagli sul gruppo Facebook dedicato.
Chiedo scusa ai miei amici musulmani. Auguri in ritardo, per la Festa del Sacrificio.
Eid Mubarak
Tante pagine su Dubai. Tante, tante pagine, quando i problemi di Dubai hanno raggiunto le piazze finanziarie. Ma non è un fulmine a ciel sereno, come sa chi frequenta il mio blog. Bastava mettere in fila le notizie – tutte edite – che escono, moltissime anche in inglese, sui giornali della regione. Notizie che non arrivano quasi mai al mainstream, dove invece, negli anni recentissimi, c’erano paginate e paginate sul miracolo Dubai, sugli investimenti, sull’architettura, sullo hub per tutto ciò che era trendy. Come se il mondo arabo da desiderare e da sostenere fosse quello rappresentato dal Burj al Arab: pochi problemi culturali, e tanto, tanto Occidente.
La paura, per Dubai, c’era da molto tempo. La paura, per il comparto immobiliare, pure. Forse, però, una ragione c’è. E’ che i problemi sulle piazze finanziarie stanno facendo scoprire che i problemi di Dubai non riguardano solo Dubai, ma tutti quelli che a Dubai ci hanno investito. Italiani compresi. Qualche esempio glamour? Le residenze di lusso hanno spesso il design dei nostri grandi stilisti. Fate una piccola ricerca su google: mettete Dubai accanto al nome di qualcuna delle nostre grandi firme del glamour…
E ora, insomma? che succederà? Fin dove arriverà la bolla?
A Gerusalemme si sta tutti in attesa di qualcosa. Di una notizia che riguardi Gilad Shalit e la trattativa sullo scambio di prigionieri tra Hamas e Israele. Tutto è confuso, e finché non c’è la notizia ufficiale, in Medio Oriente, è meglio non sbilanciarsi. Ma qualcosa di diverso sta comunque avvenendo: intanto, i rumours che si rincorrono, da diverse fonti. E poi lo stop al lancio di razzi (in verità, pochissimi da mesi) sulle città del Negev, in partenza da Gaza, e soprattutto da fazioni armate che non sono targate Hamas. E infine la visita di Shimon Peres ieri a Hosni Mubarark. L’Egitto continua, con alti e bassi, a essere il mediatore più importante sui diversi tavoli negoziali aperti. Oggi, intanto, una delegazione di Hamas, guidata da Mahmoud a-Zahhar, ha lasciato Gaza alla volta del Cairo.
L’idea che ci si è fatta – ma è solo un’idea – è che, se scambio ci sarà, sarà in prossimità di Eid el Adha, la festa del sacrificio. E che ci potrebbe essere qualcosa in corso anche sulla riconciliazione tra Fatah e Hamas. Una di quelle notiziole che poco si notano, alcuni giorni fa, diceva che membri di Hamas e Fatah si erano incontrati in Arabia Saudita: pellegrini alla Mecca per il grande Hajj. Tra questi, Ghazi Hamad, uno dei pragmatici di Hamas. E un’altra, delle notiziole, parlava di un accordo tra le due fazioni a fine mese: a dirlo, lo speaker del consiglio legislativo palestinese, Aziz Dweik, l’esponente più importante di Hamas in Cisgiordania.
Anche in questo caso, stay tuned.