Di nuovo Al Aqsa

admin | October 25th, 2009 - 1:33 pm

Di nuovo scontri, e di nuovo ad Al Aqsa. Tra polizia israeliana e fedeli palestinesi musulmani riuniti sulla Spianata delle Moschee. Ormai la tensione si alza con sempre più frequenza, attorno al cosiddetto Bacino Sacro della Città Vecchia di Gerusalemme. L’ultima volta era successo neanche due settimane fa, quando – da sabato 3 ottobre al sabato successivo – vi era stato un braccio di ferro, sempre tra polizia israeliana e fedeli palestinesi. Questo è il racconto che avevo fatto, basato sulle testimonianze raccolte in Città Vecchia.

Quelli che stavano ad Al Aqsa la considerano una vittoria. Una vittoria di cui nessuno, oltre i palestinesi, si è accorto. Duecento palestinesi chiusi per una interna settimana nella moschea di Al Aqsa, giorno e soprattutto notte. Come non succedeva dal 1967, da quando Israele ha occupato la parte orientale di Gerusalemme. Per i palestinesi musulmani, lo status quo non scritto dice che sulla Spianata delle Moschee non si passa la notte. Se non in un periodo ben definito: gli ultimi dieci giorni del mese di ramadan. Poi, tutto chiuso. Le porte che circondano il terzo luogo santo dell’islam si sprangano dopo l’ultima delle cinque preghiere quotidiane, quella della sera. E si riaprono all’alba.

All’inizio di ottobre, però, è successo qualcosa. La voce girava da giorni. Che i coloni radicali israeliani avrebbero cercato di entrare sulla Spianata delle Moschee, per il mondo ebraico il Monte del Tempio. Succede, talvolta, che gruppi di ebrei, spesso appartenenti al movimento dei coloni, entrino sulla Spianata. I grandi rabbini d’Israele hanno sempre proibito di andarci a pregare, come luogo impuro. Ma la tendenza, nelle frange estremiste che da mesi stanno riprendendo vigore, è quella invece di aumentare la pressione sulla zona più delicata della Città Vecchia. Dove, peraltro, i coloni più radicali stanno comprando edifici in pieno quartiere musulmano, mentre gli scavi archeologici israeliani vicino ad Al Aqsa, nei pressi delle possenti Mura di Solimano, stanno aumentando a dismisura la tensione le parti.

Il fuoco è già pronto, insomma, quando all’inizio di ottobre il Movimento Islamico dello sceicco Ra’ed Salah, nato e fecondatosi tra gli arabi d’Israele, invita i fedeli musulmani ad andare fisicamente a difendere Al Aqsa. Gerusalemme intanto si blinda, come sempre succede durante la festività ebraica di Sukkot, la festa delle capanne. Quest’anno, però, la presenza dei soldati, della polizia, degli elicotteri, delle transenne è evidente, marcata. Si temono scontri, nelle settimane precedenti ci sono già stati, e hanno colto di sorpresa tutti. Il 3 ottobre, sabato sera, qualche centinaio di uomini, soprattutto ragazzi, decide di rimanere dentro la Spianata. Per proteggere con la loro presenza Al Aqsa, dicono. Sfidano la polizia israeliana, lo status quo. E anche l’autorità che sovrintende ai luoghi islamici, il Waqf.

Comincia un braccio di ferro lungo un’intera settimana. A riflettori spenti, le notizie arrivano col contagocce. Dietro i portali che circondano la Spianata, si consuma un negoziato lento, difficile. Fatto di minacce e di mediatori. Gli israeliani chiudono tutti i bagni che sono sulla Spianata, gli uomini non si muovono dalla moschea di Al Aqsa, fanno i loro bisogni in una sala lì accanto. La polizia sigilla le porte: niente cibo per “gli uomini dentro Al Aqsa”. Ma il pane passa lo stesso. Le donne possono ancora entrare sulla Spianata, e il pane passa, nascosto sotto i veli delle donne. Come dappertutto nel mondo. I palestinesi, stavolta, non tirano pietre, non fanno nient’altro che pregare.Alla fine, il braccio di ferro si conclude con l’uscita dei duecento uomini senza che nessuno di loro venga arrestato dagli israeliani. Sono stati i giordani, si dice, a condurre la trattativa, mentre i palestinesi cantano vittoria, hanno creato un precedente. “Gli israeliani, a dire il vero, non hanno voluto l’escalation”, dice uno di loro, soddisfatto di quello che è successo.

Quello che è successo stamattina, invece, è che la polizia israeliana si è dispiegata nella Città Vecchia perché temeva già la possibilità di scontri. La parte più radicale della destra religiosa aveva fatto sapere che sarebbe andata sulla Spianata per celebrare l’843mo anniversario del viaggio di Maimonide a Gerusalemme. A chiamare a raccolta gli estremisti, soprattutto il Temple Institute, guidato da Yehuda Glick, che propone un cambiamento nella politica seguita sinora verso la Spianata delle Moschee. Dove, peraltro, vige uno status quo che coinvolge anche la Giordania, custode dei luoghi sacri musulmani a Gerusalemme. Sulla Spianata delle Moschee (Monte del Tempio per gli ebrei) si sale, si prega, si fa sentire la propria presenza, dicono in sintesi.

Il rischio, dicono ormai gli analisti di parte palestinese, è che la destra religiosa (che in molti suoi settori si sovrappone al movimento dei coloni più radicali) voglia per Gerusalemme vecchia una situazione simile a quella della Moschea di Ibrahim/Tomba dei Patriarchi a Hebron. Una coabitazione, in sostanza. Salvo il fatto che la coabitazione, a Hebron, è gestita dalle autorità israeliane, e che la presenza israeliana è rappresentata solo dai coloni radicali. Non c’è chi non veda, in questo, il rischio altissimo dello scontro. Gerusalemme non è Hebron.

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