Articolo sul Christian Science Monitor, con un po’ di voci e commenti sul significato della visita di Benedetto XVI ad Amman per i rapporti tra cristiani e musulmani. Tra le voci anche quella di John L. Esposito.
Lo scontro è anche su questioni che possono sembrare di contorno, come l’apertura di una sala stampa internazionale presso il municipio (israeliano) di Gerusalemme. Decisione contestata da uno dei più stretti consiglieri di Abu Mazen, Rafik al Husseini, che due giorni fa ha annunciato l’apertura di una sala stampa palestinese a Gerusalemme, nella parte di Gerusalemme occupata da Israele dal 1967. Le autorità israeliane, stamattina, hanno fatto chiudere all’Ambassador Hotel la sala conferenze che sarebbe stata usata come sala stampa. La battaglia sull’informazione, ovviamente, non è di poco conto.
Commentare i richiami alla purezza della razza nel Belpaese, in questo momento, mi dà un po’ nausea. Meglio citare il (preoccupante) rapporto Gallup sull’integrazione in Stati Uniti, Canada ed Europa. Anche in questo caso, sembra che l’Europa continui ad avere gli stessi vizi che, nei primi decenni del Novecento, la resero uno dei posti peggiori del mondo. (thanks, John)
Una visita come quella di Benedetto XVI – che in mattinata arriva in Israele, a Tel Aviv, e poi in elicottero viene portatoa Gerusalemme – è fatta anche di dettagli, che poi non sono dettagli, e di protocollo. L’agenzia vicina ai coloni israeliani, la Arutz Sheva fa un primo parziale elenco dei rabbini che incontreranno il papa, degli incontri ai quali parteciperanno, degli incontri ai quali non andranno. E cita anche alcune delle voci dissenzienti.
Traumi di guerra? Paura? Postumi da conflitto? La casistica è lunga, ma siccome a Gaza entra veramente poco – anche dopo una guerra come quella dei 22 giorni – il rimedio dev’essere trovato nel poco che si ha. O che arriva attraverso i tunnel. Il “poco” è dentro una pasticca. Di antidolorifico, soprattutto. O di tranquillanti vecchio stampo, come il Valium. O di antidepressivi. Nel racconto di Nidal al-Mughrabi e Ivan Karakashian per la Reuters, la vita dei gazani alleviata da una pillola painkiller, “che uccide i dolori”. Anche quelli dell’anima.
Da leggere, con attenzione. Seguendo il foglietto illustrativo.