Chi entra e chi esce, nel nuovo ufficio politico di Hamas, alla fine di elezioni durate due mesi. Le notizie erano già filtrate alla fine di aprile, e ora c’è la conferma dei nomi. Soprattutto, Khaled Meshaal è stato confermato alla guida dell’ufficio politico per altri quattro anni. Politburo ancora in parte clandestino, soprattutto per i nomi della Cisgiordania, considerati a rischio sia per la presenza delle truppe israeliane, sia per gli arresti da parte delle forze di sicurezza dell’ANP di Ramallah. Per il resto, è ancora un po’ presto per definire il significato dei nuovi equilibri. Gaza entra con nomi pesanti: come quello di Mahmoud A-Zahhar, e anche di Khalil al Hayya, sempre presente in tutte le trattative. Anche quelle con l’Egitto. L’ingresso di Osama Hamdan, rappresentante di Hamas in Libano, amico di vecchissima data di Meshaal, dice forse che l’alleanza con hezbollah viene rafforzata.
Da Pippi Calzelunghe a Theodor Adorno. I cento libri da tradurre in arabo sono, a volo d’uccello, una dignitosa rappresentazione di quello che la cultura occidentale ha prodotto, da Aristofane in poi. Il mastodontico progetto di traduzione di testi stranieri in arabo è di Kalima, una sezione di una Fondazione culturale di Abu Dhabi ispirata dallo stesso emiro che guida gli Emirati Arabi Uniti. Per chi ne vuol sapere di più, qui c’è la lista dei testi in via di traduzione.
Il quadro dello scambio editoriale tra Europa e mondo arabo è anche in questo articolo, a margine della London BookFair, che si è svolta ad aprile.
Niente spazio aereo per i caccia israeliani, se Tel Aviv volesse veramente far partire un raid contro l’Iran. Il no è il succo di un lungo articolo sul turco Today’s Zaman, in cui si elencano con dovizia di particolari gli scenari possibili di un attacco preventivo israeliano (grazie a friday lunch club).
La notizia arriva mentre l’ultimo sondaggio tra gli israeliani ebrei dice che il 66% è d’accordo su di un attacco israeliani all’Iran. Su Haaretz.
Sui blog di Foreign Policy c’è qualche aggiornamento interessante, concentrato su israeliani e palestinesi. Intanto, The Cable dà la notizia (ben documentata) che lo storico Michael Oren dovrebbe essere il prossimo inviato di Benyamin Netanyahu negli Stati Uniti. Poi, Stephen M. Walt fa invece una lunga riflessione sulla politica estera di Bibi Netanyahu, intitolato “Il tradimento dei falchi”. E poi Marc Lynch si occupa del conflitto in casa palestinese, scontro tra Fatah e Hamas e ruolo di Salam Fayyad inclusi. Non sono del tutto d’accordo con Lynch, ma l’excursus è interessante. Da legare, l’excursus di Lynch, con le notizie che arrivano dal fronte di Ramallah, preoccupanti e tragicomiche. Come le parole del ministro dell’agricoltura e del welfare del governo Fayyad, rilasciate alla Radio Israeliana e riportate da Maannews.
A tre mesi e mezzo dalle tregue che hanno concluso l’Operazione Piombo Fuso, il ministro Mahmoud al Habbash dice che “far finire il governo di Hamas a Gaza è un dovere morale, nazionale, religioso”. Mentre l’immagine del presidente Mahmoud Abbas risente ancora delle (mancate) prese di posizione dell’ANP durante l’operazione Piombo Fuso, lo scontro di potere tra Hamas e Fatah raggiunge punte di nuovo alte. E intanto gli aerei israeliani ricominciano a colpire i tunnel a Rafah.