1982, di nuovo

admin | January 5th, 2009 - 12:32 pm

C’è un’ottima analisi di Stephen Lee Myers sul New York Times, oggi. Il richiamo più interessante che fa Myers è quello al 1982, all’operazione Pace in Galilea per diminuire pesantemente il ruolo di Yasser Arafat: un obiettivo che, allora, sembrava raggiunto, con l’uscita di scena di Abu Ammar dal Libano, il periplo della dirigenza dell’Olp, l’indebolimento di Fatah. Battaglia, però, vinta sul campo e persa nel tempo. Arafat è stato quello che ha fatto Oslo, ma il suo indebolimento – come dicono tutti i testimoni che ho sentito – è stato uno di quegli eventi che ha spinto l’allora giovane generazione islamista a progettare Hamas. Le vittorie a breve termine non fanno mai vincere una guerra, se dietro non c’è una strategia che non tenga solo conto degli scenari a tavolino, ma di quello che realmente succede in mezzo alla società, nella psicologia collettiva, nella formazione delle èlite. Piccolo bignami di relazioni internazionali…

La forbice

admin | January 5th, 2009 - 1:26 am

Un amico, l’altro giorno, mi diceva che l’unica soluzione per Gaza sarebbe stata la presenza di truppe arabe nella Striscia. Questa, a dire il vero, è un’idea che circola nelle cancellerie, e anche in Israele (direi, soprattutto in Israele) ormai da anni. Un’ipotesi che, sul terreno, mi sembra impossibile da attuare, se non si vuole sperimentare un altro fallimento come quello della Somalia, illo tempore. E a complicare la situazione, c’è lo scollamento sempre più profondo tra società arabe e regimi: l’opinione pubblica araba, in questi giorni, è durissima, più di quanto sia stata in altre occasioni. E non è solo, come si è portati a pensare, perché Al Jazeera fa vedere cose che altri non fanno vedere. E’ da tempo che lo scollamento è evidente: ora è arrivato anche sul Washington Post, in un articolo di Antony Shadid. A essere contro i soldati a Gaza, in primis, saranno gli stessi arabi, perché vorrebbe dire sancire un’occupazione per conto terzi. E gli arabi hanno una memoria lunga.

“The Arab-Israeli conflict has witnessed instances during which Arab regimes have collaborated with the Israeli state,” Khaled Saghiyeh wrote last week in a column in al-Akhbar, a Lebanese opposition newspaper. “But the interests of the Israeli and Arab regimes are perhaps meeting today like they never have before.”

Il padre rimpiazzato

admin | January 5th, 2009 - 1:18 am

Il racconto di Eyad Sarraj, che avevo ricevuto attraverso una mailing list, è stato pubblicato dal Washington Post. C’è una frase – terribile – che scrive Sarraj nei suoi panni di psichiatra, lo psichiatra di Gaza: “The children suffer the most, I think. They see the fear in their mothers’ eyes. The image of their fathers as a source of security is shattered. Their fathers could not provide them with food, and now they are unable to protect them. The rockets will eventually stop flying, I am certain, but it may be too late for these children. To me, the chances seem great that they will join Hamas as they search for a replacement for the father figure, someone to provide and protect. In this way, Israeli actions will only strengthen Hamas”.

E’ stato consolante, ma tristissimo, leggere il commento di Adriano Sofri su Repubblica, ieri. I morti un nome e una dignità ce li devono avere.

Il coraggio di dimettersi

admin | January 5th, 2009 - 1:04 am

Il suo nome non era noto, e rimarrà tale per buona parte del pubblico europeo, ma Jiri Potuznik ha almeno avuto il coraggio di dire “ho sbagliato”. Portavoce della presidenza di turno ceca dell’Unione Europea, Potuznik aveva detto che l’attacco di terra israeliano era più difensivo che offensivo. In una email circolata in una delle mailing list specializzate su Gaza, Potuznik avrebbe scritto ” my mystake and misunderestanding was not the support of any murdering. Information I have recieved but have not confirmed was the opposit. That is my shame, not the bad intention. I proposed my resignation anyway”. Se fosse vero, Potuznik avrebbe un coraggio che fa difetto a molti politici: quello di riconoscere un errore.

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