L’accusa gira da giorni tra le associazioni per la difesa dei diritti umani in Egitto. Il governo del Cairo avrebbe riaperto i centri militari di detenzione che erano stati chiusi da tempo. Il caso è scoppiato con l’arresto di un altro blogger, Mohammed Khairi. Dopo esser stato preso dalla polizia, di lui si sono perse le tracce, salvo poi scoprie che si trova nel campo di detenzione del Fayoum
“Former inmate in Fayoum prison spoke to the Middle East Times but expressed his fear of retribution for speaking to the media. He said he was imprisoned in the early 1990s for his involvement with extremist movements – groups he now denounces.
Security officers would treat him harshly.
“It was a horrible situation. I can’t go into details, because I am afraid of what would happen,” the former Islamist said. “But the people in charge of us would do things that are totally unacceptable under normal conditions. They took out their frustrations on us.”
The camps have been likened to the U.S. operated military prison camp at Guantanamo Bay, Cuba in which inmates’ rights are not protected by the Geneva Conventions.
Their secrecy gives particular worries to human rights groups”.
Arabist.net segnala un articolo sull’ultimo Pallone d’Oro, e in particolare sul modo di selezionare i candidati. C’è un’assenza eccellente, insomma, come Mohammed Aboutreika, vera star del calcio arabo, bomber della squadra del Cairo di Al Ahly, che ha vinto a man bassa in Africa negli ultimi anni. Una vera mancanza, calcolando poi che l’Egitto ha vinto anche quest’anno la Coppa d’Africa…
Ci si chiede: doppio standard anche nel calcio?
Caccia all’uomo. Così è stato descritto quello che i coloni radicali hanno fatto a Hebron, contro i palestinesi, dopo l’evacuazione di una casa palestinese occupata. Macchine bruciate, case prese di mira, palestinesi feriti. La cronaca della giornata di fuoco è di quelle che fanno venire i brividi, non solo per quello che è successo ieri, ma per quello che potrebbe succedere, se i fuochi non vengono spenti subito. La reazione palestinese è stata incredibilmente moderata, se si pensa al momento e al luogo in cui i coloni radicali hanno dato sfogo alla loro rabbia.
Hebron non è solo il luogo in cui Baruch Goldstein ha compiuto il massacro nella moschea Ibrahimi, il 25 febbraio del 1994. E’ anche la roccaforte di Hamas in Cisgiordania, e il fatto che a Hebron siano recentemente arrivati centinaia di poliziotti inquadrati nelle forze di sicurezza fedeli ad Abu Mazen, non vuol dire che il governo di Ramallah riesca già a controllare tutto il territorio. Hamas, dunque, sembra voler tenere il profilo basso, almeno per ora, e non volere lo scontro con gli israeliani. La corda, però, si sta sfilacciando, e le provocazioni stanno anche scatenando le reazioni dure dei dirigenti dell’ANP, che sentirà anche il fiato sul collo della popolazione. Due gruppi armati, le brigate dei Martiri di Al Aqsa legate a Fatah e i Comitati di resistenza popolare, hanno minacciato l’intifada se la situazione non migliora.
I segnali d’allarme, comunque, erano iniziati molti mesi fa, quando si erano intensificati gli attacchi dei coloni ai palestinesi, e i settler avevano anche alzato il tiro delle provocazioni verso i diplomatici e gli internazionali. A parte le dichiazioni dure del governo israeliano, ora bisognerà vedere cosa si farà nel concreto. E sperare che le miccie non diano fuoco a una paglia già secca. da tempo.