Il britannico Independent ha pubblicato ieri un commento di Robert Fisk, sui razzi ad Ashkelon. La più “tragica ironia”, secondo Fisk, è che il posto che viene raggiunto dai razzi lanciati dalla Striscia è lo stesso da cui proviene la massima parte dei rifugiati palestinesi che vivono nella Striscia dal 1948. E sono i rifugiati e i loro figli, nipoti e pronipoti l’80% della popolazione di Gaza, che nel giro di pochi giorni, sessant’anni fa, vide moltiplicare i suoi abitanti e tirar su le tende dei campi profughi.
Hamas (non i Fratelli musulmani palestinesi) è nata, è stata fecondata, su quella storia, su quella fuga dall’area di Ashkelon, da cui proveniva sheykh Ahmed Yassin, ma anche gran parte dei fondatori e della generazione più giovane, i cinquantenni che oggi dirigono il movimento islamista. Quasi tutti sono figli di profughi, e di profughi di Ashkelon e dintorni.
L’ala militare di Hamas tira razzi non su di un posto ignoto, ma sul cuore del conflitto, un pezzo di terra distante poche decine di chilometri. Non è solo cronaca, c’è anche la storia, di mezzo.
Non bastava il mainstream, i vecchi quotidiani, i meno vecchi tg, i mediamente vecchi giornali radio. Anche la blogosfera sta diventando terreno di conquista (comunicativa) per i contendenti. Francesco Mazzucotelli, su FB, ha fatto girare questo articolo di wired. Molto, molto interessante. Soprattutto per una ragione: ma allora la blogosfera conta!
A prima vista, però, il modo di affrontare la questione sembra a dir poco antico. Non si tratta con la blogosfera come farebbe l’unità di crisi di un’agenzia di comunicazione. Il net è diverso, molto diverso.
Ora il suo ruolo è diverso, ma qualcosa dei vecchi ricordi balcanici dev’essere rimasto, nella testa di Bernard Kouchner, attuale ministro degli esteri. Siccome ho più di qualche capello bianco, rammento i corridoi umanitari che si cercava di negoziare per arrivare a Sarajevo assediata. E a farmi rivenire in mente Sarajevo è stato lo stesso Kouchner, che ieri ha detto “a humanitarian truce is “not enough and that any cease-fire must be lasting”, parlando del piano per il cessate il fuoco francese che Sarkozy sta cercando (per ora con scarsi risultati) di far approvare agli israeliani. Kouchner ha ricordi amari, di quei corridoi umanitari, del loro mancato rispetto e della loro inconsistenza politica, e la lezione bosniaca è una di quelle che non si dimenticano.
La Dignity non è arrivata a Gaza, nel sesto viaggio delle navi di Freegaza verso la Striscia. Le versioni sono discordanti, su come abbia agito la marina israeliana per fermare l’imbarcazione. Erano acque internazionali? E cosa ha fatto la marina israeliana? Sul sito di FreeGaza una raccolta di articoli e video. La Dignity, ora, dovrebbe essere a Tiro.