Del suo romanzo, Sonallah mi aveva parlato esattamente un anno fa, quando ero andata a intervistarlo nella sua piccola, modesta casa del Cairo, lo specchio di un uomo che non si era piegato alle lusinghe degli agi che possono colpire gli uomini di cultura.
… di letteratura araba. Al Ahram Weekly recensisce l’ultimo libro di David Tresilian sugli scrittori contemporanei arabi, edito da Saqi Books.
Che Hebron sia uno dei punti più delicati di tutta la storia del conflitto, lo si sa da tempo. Almeno dal tempo di Baruch Goldstein e della strage nella moschea Brahimi. Il fatto che i riflettori su Hebron non siano accesi, in questo periodo, non vuol dire che a Hebron si stia meglio. Anzi. Basta guardare alle cosiddette “notiziole” – come quella di oggi – per capire che la storia non solo non è finita, ma rischia anche l’esportazione in altre aree ancor più sensibili. Come Gerusalemme. A Hebron ci sono tafferugli perché una famiglia di coloni radicali non se ne vuole andare da una casa occupata, nonostante l’ingiunzione del tribunale. E il razzismo antiarabo dei coloni ha raggiunto livelli alti. A Gerusalemme est, per la precisione nel quartiere centralissimo di Sheykh Jarrah, i coloni hanno acquistato 26 appartamenti, e la famiglia al Kurd è stata sfrattata. I protagonisti del conflitto non sono cambiati, gli episodi da raccontare sono simili, le micce accese sempre le stesse.
Della visita in Siria di David Miliband, giovane foreign secretary del governo di Gordon Brown se n’è ovviamente occupata la Bbc. Fuori dalla Gran Bretagna e dalla Siria, invece, non è che ci sia stato tutto questo interesse per una visita che, invece, dice qualcosa sui movimenti in corso nel Levante. Insomma, l’arrivo di Miliban segnala che la Gran Bretagna continua, come ha fatto in tutti gli anni recenti, il suo lavoro dietro le quinte per migliorare i rapporti con Damasco. E la presenza di Miliband in questo autunno segnato dalla fine dell’era Bush dice anche che, più dell’America in transizione, tocca ad altri tentare di mitigare i venti impetuosi che rischiano di riprendere vigore nell’area. A conferma che qualcosa d’interessante si muove, c’è la notizia riportata dal Times: “Britain re-established high-level intelligence links with the Syrian authorities (…). The newly revived intelligence relationship could be hugely beneficial to Britain. Syria is known to have one of the best intelligence-gathering systems in the Middle East, in particular in tracking the movements of Islamic extremists into Iraq and around the region”.