Napolitano a Betlemme

admin | November 28th, 2008 - 2:38 pm

Breve finestra palestinese, nella visita di tre giorni in Israele del presidente Giorgio Napolitano.

Una Betlemme blindata ha accolto il presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano, nell’ultimo giorno della sua visita in Israele e in Terra Santa. Misure di sicurezza altissime, per la presenza del capo dell’Autorità Nazionale Palestinese Mahmoud Abbas, hanno praticamente svuotato le strade attorno alla residenza betlemmita di Abu Mazen, dando a tutti la sensazione di quanto la situazione in Cisgiordania sia delicata.

Per continuare a leggere l’articolo sulla visita di Napolitano tra Israele e Palestina, collegati al sito di Terrasanta.
(la foto è di Francesco Fossa, 2005)

Le osterie di fuori porta

admin | November 28th, 2008 - 10:54 am

Da queste parti – faceva notare un amico -, le osterie di fuori porta di gucciniana memoria sono quelle oltre il Muro. Un po’ più complicato arrivarci, ma poi il risultato della serata è consolatorio. Jam session di casa.

Gli individui di Ascanio

admin | November 26th, 2008 - 3:52 pm

Perché Ascanio Celestini fa il teatro civile (sociale, d’impegno, chiamatelo come volete) più interessante d’Italia? Perché ha letto Franco Basaglia, che parlava del cuore della questione: la relazione tra un individuo e l’istituzione. Si declini essa in modi diversi, opposti, impensabili: manicomio, famiglia, scuola, campo di concentramento. La descrizione fatta da Ascanio Celestini, stamane, delle fasi del suo lavoro è stata illuminante, per capire il suo teatro. Esperienza, racconto, memoria, le tre che mi ricordo.

Molto bello il racconto del viaggio ad Auschwitz, e del come interpretare quelle casette con tendine alle finestre e fiorellini, che ci sono dentro. Si può vivere dentro un campo di concentramento? I ragazzi che erano con lui trovavano la cosa mostruosa. La risposta è stata: qual è allora la giusta distanza dall’orrore? Dieci metri, trenta, appena al di là del recinto, chilometri, migliaia di chilometri?E se portassimo ai piedi le scarpe fatte da un bambino indiano di cui non vengono rispettate vita e dignità, che diremmo di questa distanza?

Distanza dall’orrore, dal crimine. Vale per la memoria. Vale per il presente.

Alla conferenza tra scrittori italiani e israeliani, stamane, c’era anche Sergio Givone. E la sua insistenza sulla dignità, piuttosto che sui valori, è stata un bel sollievo.

Ay-rab Money

admin | November 26th, 2008 - 10:57 am

Lo hip hop in salsa araba continua. E soprattutto continua negli States. fakirhindi segnala il video di un rapper che prende in giro lo stile di vita artificiale di quelli del Golfo, tra cliché e stereotipi. Uno spaccato interessante degli arabo-americani. Lo hip hop che si fa nel mondo arabo, invece, ha ormai dei tratti tutti suoi, forse meno americani e resi più autoctoni dalle singole parabole nazionali.

Gaza è sempre chiusa

admin | November 26th, 2008 - 10:46 am

…ed è sempre chiusa anche ai giornalisti. Ormai sono circa venti giorni che nessun giornalista riesce ad aver il permesso dalle autorità israeliane di entrare a Gaza. Non ha sortito effetto la lettera firmata dal Gotha mondiale dei media, e ora l’associazione stampa estera ha depositato una petizione presso la Corte suprema israeliana, che ha dato al governo 15 giorni di tempo per motivare il provvedimento. Il tempo, però, stringe, e oggi è stata indetta una riunione dell’associazione per capire il da farsi.

Nel frattempo, in casa palestinese le già (quasi) inesistenti relazioni tra Fatah e Hamas si complicano ulteriormente. Mahmoud Abbas ha intascato l’elezione da parte dell’OLP a presidente del futuro Stato palestinese, quello dichiarato indipendente dall’Organizzazione per la liberazione della Palestina nel 1988. Un modo per aggirare la scadenza del 9 gennaio, dopo la quale Abu Mazen decade formalmente dalla sua carica di presidente dell’ANP. Abbas ha parlato di elezioni presidenziali e legislative anticipate, mossa che Hamas non vuole, e che invece Yasser Abed Rabbo (che sembra il consigliere che più spinge per le consultazioni, nell’entourage della Muqata) caldeggia come il modo per risolvere il coup di Gaza del giugno 2007.

Fatto sta che la situazione si fa sempre più delicata. Haaretz ha pubblicato ieri la notizia che Hamas sarebbe spaccata tra leadership all’estero e Cisgiordania contro Gaza. Difficile capire se la notizia sia vera. Yasser Arafat, per esempio, lo diceva spesso che Hamas era spaccata, e in quel caso che subiva l’influenza della leadership all’estero. La questione vera è che Hamas è realmente suddivisa in quattro settori, che i quattro settori discutono, poi arrivano a una decisione a maggioranza e quella poi seguono, tutti quanti, da vent’anni compatti. La storia, insomma, è un po’ più complessa.

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