I frutti amari di Acco

admin | October 15th, 2008 - 6:00 am

Acco, per ora, sembra calma. Ma attorno ad Acco la tensione cresce: ieri l’ala militare del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, le brigate Abu Ali Mustafa, ha minacciato di assassinare Avigdor Lieberman, il capo del partito Ysrael Beitenu, uno degli esponenti più in vista della destra israeliana. Lieberman è salito agli onori della cronaca per affermazioni sugli arabo-israeliani bollate come razziste dalla minoranza palestinese d’Israele. Ha anche parlato della possibilità di trasferimenti di popolazione araba da Israele verso i Territori. Lieberman aveva fatto parte anche della coalizione del governo di Ehud Olmert, che peraltro era intervenuto sulla questione più ampia degli arabo-israeliani la scorsa domenica (“There is no doubt that for many years there has been discrimination against the Arab population that stemmed from various reasons”, aveva detto ai rappresentanti della minoranza palestinese d’Israele. Grazie, Andrea)

Se questo è il retroterra, le minacce di ieri hanno il diretto aggancio alla cronaca degli scontri ad Acco, che stanno scatenando reazioni anche dentro altre fazioni palestinesi. Alcuni deputati arabi della Knesset hanno, poi, reagito severamente per l’arresto dell’abitante palestinese di Acco, che due giorni fa è stato arrestato perché ha “urtato la sensibilità religiosa”: aveva guidato la sua macchina durante Yom Kippur, per andare a casa, in un giorno in cui non c’è divieto formale, ma c’è un divieto di fatto a prendere l’automobile. Il suo arresto potrebbe provocare altri scontri, dicono alcuni dei deputati, che – come Ahmed Tibi - considerano l’arresto un piegamento agli hooligans che sono scesi in piazza a cavallo dello Yom Kippur e una violazione della libertà individuale. “Mi chiedo – ha detto Tibi – se da ora la polizia comincerà ad arrestare ebrei che mangiano e bevono durante il ramadan”. E anche dal mondo arabo cominciano ad arrivare reazioni dure, come quella siriana, contro quello che si definisce il tentativo di giudaizzazione di Acco.

La questione, peraltro, non rimane conchiusa ad Acco, in questi giorni, ma arriva sino a Gerusalemme. Dove la tensione si è di nuovo alzata dopo l’inaugurazione di una sinagoga a poco più di 50 metri dalla moschea di Al Aqsa, nel luogo più sensibile della Città Vecchia, dove la storia ha già insegnato che o si prendono decisioni condivise dalle comunità religiose, o il rischio di lutti è molto alto. L’esempio ormai divenuto classico è quello dell’apertura del tunnel asmoneo, durante il premierato di Bibi Netanyahu, che scatenò nel 1996 gli scontri più duri, allora, dal 1967. E a conferma che la tensione viene considerata pericolosa ben oltre il mondo arabo, è l’ultima dichiarazione di Ban Ki Moon, generalmente molto più moderato dei suoi predecessori nelle posizioni assunte in Medio Oriente, riguardo ai lavori condotti dagli israeliani vicino ad Al Aqsa: “the Secretary General said in his letter that he was well- aware of the circumstances surrounding the excavations and the planned building near al-Magharebah Gate and that he understands Jordan’s concerns in this respect,” ha detto il ministero degli esteri giordano.

Ban said he planned to write to the Israeli prime minister “to underscore the importance of Jerusalem as a sensitive issue for Arabs and Muslims and one of the final status questions to be discussed by Palestinians and Israelis.”"The UN secretary general urged Israel to refrain from any unilateral acts that could change the stamp of the holy city and to comply with the relevant UN Secretary Council resolutions,” which consider East Jerusalem an occupied city, the statement said.”He also urged Israel to work in a transparent manner with (UN cultural organization) UNESCO and the World Heritage Committee to arrive at a solution acceptable to both Israel and Jordan while taking into account the Palestinian viewpoint,” it added.

I must di Brzezinski

admin | October 15th, 2008 - 6:00 am

E’ stato un HardTalk nel vero senso della parola, quello trasmesso ieri dalla BBC. Hard Talk tra uno dei vecchi della politica estera statunitense, Zbigniew Brzezinski, e Stephen Sackur dell’ammiraglia mediatica britannica. Una intervista dura, spigolosa, ma una delle più belle che io abbia mai sentito. Argomento: il nuovo presidente americano, e soprattutto quello che il nuovo inquilino della Casa Bianca dovrebbe fare per cambiare l’America e renderla più in linea con quello che sta succedendo nel mondo. L’argomento era, in sostanza, se continuerà la supremazia americana, e in quale modo. Se la supremazia americana dovesse finire, sarebbe un disastro per il mondo, che precipiterebbe assieme all’impero. Se dalla crisi si riuscisse a uscire senza disastri, vorrebbe dire che la supremazia americana non è terminata, in termini economici. Ma a quel punto si potrebbero rivedere i parametri, di questa supremazia.

Compito fondamentale, per Brzezinski, l’educazione del pubblico statunitense, in geografia, in storia, in antropologia culturale: per capire chi sta intorno alla fortezza americana e riuscire ad avere un rapporto con gli altri. Solo in questo modo, la necessità fondamentale di un multilateralismo americano non sarà una pia illusione. Ovviamente, per Brzezinski, l’unico dei due candidati a poter tentare di portare gli States a questo rinnovamento (che vuol dire fare piazza pulita dell’autoindulgenza e accettare i necessari sacrifici) è Obama

Le relazioni tra cristiani e musulmani

admin | October 15th, 2008 - 6:00 am

Stavolta se ne parla “solo” in una conferenza internazionale, e non perché ci sono discriminazioni, violenze, immagini negative, stereotipi. Stamattina, all’università di Betlemme, parte una tre giorni di studio sulle relazioni tra musulmani e cristiani. Un modo, anche, per festeggiare i 35 anni dell’unico ateneo cristiano della Palestina, dove studiano palestinesi cristiani e musulmani insieme.

La conferenza si intitola: “The Influence of Media and Education on Christian-Muslim Relations”, e – visto l’argomento – mi hanno chiamato a intervenire alla sessione di venerdì pomeriggio, quella dedicata alle “Esperienze di coesistenza e dialogo”. La conferenza internazionale su articola su nove sessioni durante i tre giorni di lavori. Saranno presenti l’ex patriarca Michel Sabbah, il rettore dell’università di Al Quds Sari Nusseibeh, e poi esperti di relazioni interreligiose, giornalisti, pedagogisti, islamologi, teologi.

Per saperne di più, basta andare sul sito dell’università di Betlemme.

Rss Feed Tweeter button Facebook button Technorati button Reddit button Myspace button Linkedin button Webonews button Delicious button Digg button Flickr button Stumbleupon button Newsvine button Youtube button
eXTReMe Tracker