Vocabolario – Meschino

admin | October 13th, 2008 - 7:00 am

Meschino, mischinu, mezquino, mesquinho, mesquin, mesquì. Rispettivamente: italiano, siciliano (ma anche calabrese), spagnolo, portoghese, francese, catalano. Potrei continuare, e inserire la variante partenopea, genovese, e chissà quale altra in giro per il Mediterraneo. Meschino, lo si sa, deriva dall’arabo miskin, e la cosa particolare – secondo me – è che nell’accezione popolare ha conservato il significato meno negativo, lasciando alla lingua alta quel tono di sufficienza che ne connota il senso. Meschino come spregevole è più letterario. Meschino come povero, poveretto, è più popolare. E in questa versione popolare c’è tutta l’empatia, la compassione, la simpatia che lega chi pronuncia la parola meschino al meschino stesso, colpito dalla sorte, dalla malattia, dal lutto e dal dolore. Una persona assieme alla quale si soffre, insomma, cercando di mettersi nei panni dell’altro.

Il ritorno di Amira

admin | October 13th, 2008 - 6:05 am

…ma su Le Monde Diplomatique. Mi sarebbe piaciuto leggere l’analisi di Amira Hass sulle divisioni palestinesi, come al solito lucida e pessimista, non sul prestigioso mensile francese, bensì sulle pagine di Haaretz. Ma tant’è. Dei cambi di linea editoriale di Haaretz si sa già da tempo…

Comunque, l’articolo è bello, pieno di piccoli esempi di vita quotidiana che, più delle analisi, descrivono la vita, le divisioni, la carenza di speranze. E poi la nota più triste: pochi, di quelli intervistati, hanno un nome. Hanno solo una lettera, l’iniziale del loro nome, per non farsi riconoscere. Il che, la dice lunga sul clima che si respira in tutt’e due le parti della Palestina, sia in Cisgiordania sia a Gaza.

La diplomazia (USA) si militarizza

admin | October 13th, 2008 - 6:00 am

Mancanza di personale professionalmente preparato nei consolati e nelle ambasciate americane, perché il settore militare premia di più e perché gli USA hanno diminuito i fondi disponibili per un altro tipo di diplomazia, che non sia quella ‘militarizzata’. Questa, in soldoni, è la denuncia contenuta in un rapporto della American Academy of Diplomacy. Dopo tanti anni in Medio Oriente, devo dire che si era intuito che qualcosa mancasse, nell’analisi della regione che si faceva e si continua a fare a Washington. L’unica descrizione che passa, insomma, è quella di un problema militare che va risolto con gli strumenti (anche analitici) propri del settore militare. Neanche più tanto dell’intelligence. Ora, se gli Stati Uniti fanno autocritica, mi chiedo se uno studio di settore di questo genere non sarebbe interessante anche per le diplomazie europee…

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