Gaza – 2 – La spola col Cairo

admin | October 31st, 2008 - 9:00 am

La notizia che Mahmoud Abbas avrebbe partecipato agli incontri interpalestinesi del Cairo, il prossimo 9 novembre, non era ancora arrivata, mentre mi trovavo a Gaza. In compenso, dal Cairo era appena rientrato Mahmoud Zahhar, uno dei principali delegati di Hamas nella mediazione in corso tra le fazioni palestinesi. Era seduto nella parte della sua casa dove riceve gli ospiti, una grande sala al piano terra, piena delle foto dei due figli morti. Attorno, tutti i portavoce che contano, da Sami Abu Zuhri a Tareq Nunu, arrivati a sentire com’erano andati gli incontri nella capitale egiziana. Incontri con l’ufficio della presidenza egiziana e con l’intelligence: i due protagonisti della mediazione. Nodo centrale: la bozza di proposta del Cairo, che gli egiziani considerano definitiva, mi è sembrato di capire. Per Hamas, invece, ci sono due punti che non si possono accettare: la definizione di “violenza”, in cui non si distingue la variabile “resistenza”, e la questione dell’Olp. Questo ultimo passaggio mi sembra il più importante: Hamas non vuole entrare in una Olp che non sia riformata. E la riforma dell’Olp, d’altro canto, era uno dei punti prioritari dell’accordo più importante che le fazioni palestinesi avevano raggiunto, nel marzo del 2005.

Non si sa se regni l’ottimismo, o non piuttosto il pessimismo, dentro la dirigenza di Hamas. “Non mi posso permettere di essere pessimista o ottimista”, mi ha detto Zahhar. “Sono un politico, e devo trovare le soluzioni”. Più esplicito, invece, è stato Ahmed Youssef: “Alla riconciliazione nazionale si arriverà, probabilmente. Altra cosa sarà riuscire a percorrere la strada mano nella mano”. E’ evidente, a Gaza, tutta la difficoltà e la delicatezza delle prossime settimane. In un luogo dove si comprende molto bene che questo stato di cose non potrà durare per sempre.

Quello che preoccupa, infatti, non è solo la questione meramente politica. E’, piuttosto, il “tessuto sociale” di Gaza, diviso – come la Cisgiordania – tra hamsawi e fatahwi. La divisione è ormai netta, evidente, e corre sin dentro le famiglie. Un fratello con Hamas, l’altro con Fatah. Uno che non va a lavorare, boicottando il governo de facto di Hamas, e dunque prende i soldi da Ramallah, dall’Autorità Nazionale, dal governo Fayyad, insomma. L’altro che – addirittura – non partecipa a un funerale per non essere accusato di flirtare con la fazione opposta. E’ questa frattura crescente a essere considerata il dato più preoccupante, che mette in pericolo qualsiasi ipotesi di riconciliazione.

L’elenco di Yigal Amir

admin | October 31st, 2008 - 8:00 am

L’intervista di Yigal Amir, l’assassino di Yitzhak Rabin, è di quelle che fanno pensare. Soprattutto nel passo in cui, parlando con il canale televisivo israeliano Channel 10, elenca i suoi inconsapevoli cattivi maestri.

When asked who influenced his decision to assassinate the prime minister, Amir said: “Sharon, Raful (Raphael Eitan,) Gandhi (Rehavam Ze’evi)…all the military experts, who said this agreement will result in disaster. There is no need for a rabbi for this. This is not about a rabbi saying it…I saw that all the greatest military experts said it’s leading to disaster.”

Gaza – 1 – Tunnel "annonari"

admin | October 30th, 2008 - 8:00 am

Avevo programmato di andare a Gaza per una conferenza sulla salute mentale e l’assedio, organizzata dall’associazione dello psichiatra Eyad Sarraj e sponsorizzata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Isolamento e follia, insomma. Poi, le autorità israeliane hanno deciso di non dare i visti necessari ai 120 partecipanti internazionali: medici, infermieri, esperti. Così, la conferenza si è trasformata in una doppia conferenza, o in una conferenza a metà: metà a Ramallah, metà a Gaza City, con i soliti, fastidiosi problemi delle videoconferenze. Una bella mostra d’arte, un bel libretto con interventi eccellenti, compreso quello di Naomi Klein. E il senso di un’occasione perduta.

A Gaza, però, ci sono andata lo stesso. Per scoprire che la conferenza non era più una notizia, e che, invece, l’unica notizia che riusciva a uscire da Gaza erano i tunnel. Da giorni, la notizia sono i tunnel. I tunnel che suppliscono all’embargo, scavati tra Rafah, la città più povera di tutta la Palestina, Cisgiordania compresa, e la parte egiziana del confine. Lunghi cunicoli che spesso crollano, tanto che le statistiche locali parlano di uno o due morti al giorno. Ragazzini, i morti. Ragazzini magri e poverissimi, immolati alla grande politica internazionale. Prendono dai cento ai 150 shekel per un’andata e ritorno. E in quel viaggio portano di tutto. Veramente di tutto: non tanto il cibo, che nei supermercati è soprattutto quello israeliano, quanto tutto il resto. Vestiti, le scarpe che erano diventata merce rarissima, pezzi di ricambio, oggetti per la casa, e addirittura pecore. Ma per comprare le cose del tunnel bisogna averli, i soldi. E se a Gaza City qualcosa c’è ancora, nei campi profughi il nulla è evidente nei bambini scalzi che giocano nelle grandi pozzanghere arrivate con la pioggia, e si divertono a tirare sassi.

I tunnel calmierano solo un poco la sete dei gazani. Evitano che la disperazione esploda. Sono talmente tanti, i tunnel, che è duro pensare che non ci sia l’occhio chiuso degli egiziani, che hanno bisogno di tempo per mediare sui tanti tavoli che hanno aperto. Il tavolo tra Israele e Hamas, che sembra chiuso, ma forse mai del tutto. Il tavolo tra le fazioni palestinesi, quello sì aperto e attivo ma non meno difficile. Nessuno, dentro Hamas, dirà mai che non ci sono speranze, ma la situazione è sicuramente difficile. E il tempo stringe.

Per leggere tutta la prima “puntata”, vai al sito di Lettera22.

A domani per il resto.

Missione nel Golfo

admin | October 30th, 2008 - 7:30 am

Il premier britannico Gordon Brown sembra, in queste settimane, il leader europeo che più ne capisce, di problemi finanziari. E per questo spinge per una politica più incisiva per affrontare la crisi globale. Siccome, però, occorre fare in fretta, Brown va nel Golfo, sabato, per un miniviaggio economico-diplomatico. Va a convincere Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar che il suo piano di aiuto al sistema finanziario si può fare.

“Gulf states should be among the biggest donors to an expanded International Monetary Fund (IMF) bailout scheme.”It’s the countries that have got substantial reserves, the oil-rich countries and others who are going to be the biggest contributors to this fund,” Brown said before the trip, adding he also wanted China to contribute.”

C’è pure l’arabo

admin | October 30th, 2008 - 7:00 am

E’ stato aggiunto l’arabo alla lista di lingue in cui è possibile consultare il sito del nostro ministero degli esteri. Il website della Farnesina apre, dunque, le porte anche alla cintura meridionale del Mediterraneo. La base linguistica c’è, dunque, e l’idea è ottima. Ora bisogna vedere di quali contenuti si riempirà, e come reagiranno ai contenuti i paesi arabi.

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