Obiettivo su di una frana

admin | September 10th, 2008 - 9:10 am

Immagini eloquenti, quelle che metto sul blog stamattina, e che arrivano dal Cairo. Sono le immagini della frana di un lungo costone del Moqattam, sotto la quale qualche giorno fa sono stati sepolti uomini e case. Una frana lunga almeno seicento metri, che ha fatto cedere un milione di metri cubi di pietra calcarea.
Sono massi enormi, come si vede, e la difficoltà sta proprio nel rimuovere rocce di queste proporzioni. Qualche esperto dice che a provocare la frana sono gli incendi dell’immondizia che si protraggono da anni, e che trasformano la pietra calcarea in ossido di calce. Le infiltrazioni d’acqua, poi, innescano un processo chimico per il quale la pietra si polverizza.
Chiedo lumi a qualche esperto della rete, se ne sa qualcosa di più.

Licenze revocate

admin | September 10th, 2008 - 8:00 am

Lo Arabic Network for Human Rights Information denuncia una stretta nei rapporti tra il regime di Hosni Mubarak e la stampa, dopo la revoca della licenza per due giornali, uno legato alle edizioni al Risala (che se non sbaglio sono le stesse di una tv via satellite di carattere religioso) e uno, invece, diretto da un giornalista laico, Salama Ahmed Salama, una delle firme più note in Egitto, vecchio editorialista di Al Ahram. La stretta sull’uscita di due giornali arriva dopo una stagione che aveva visto, tra alti e bassi, una liberalizzazione della stampa scritta, con la presenza di quotidiani privati e critici verso il regime, come Al Masri al Youm e Al Badil.

Gaza, Hamas e la cultura

admin | September 10th, 2008 - 7:00 am

Finalmente uno sguardo dentro Gaza, un po’ più complesso dello “hic sunt leones” e dello Hamasland. Il reportage di Michael Kimmelman sulla cultura popolare a Gaza – pubblicato sul New York Times il 6 settembre – è uno spaccato di una striscia di terra chiusa al mondo, dove si tenta di fare cultura tra mille avversità, dalla chiusura sigillata dei confini al controllo di Hamas, che si mostra divisa tra i pragmatici e i radicali propensi a imporre regole e codici sociali ferrei. Tra hip hop e politica, un buon ritratto di “arabi invisibili”. Che non hanno solo fame.

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