Lo spazio sul mercato ci deve essere, se a Londra hanno fatto una joint venture editoriale per pubblicare testi di letteratura araba in traduzione inglese. Negli scorsi mesi, si era già visto qualcosa, tra festival letterari e articoli sull’intensificazione delle uscite di testi in inglese. Ora, la joint venture tra Arcadia e Haus, che ha dato vita ad Arabia Books, una collaborazione che fonda sulla pubblicazione dei libri che escono dall’American University of Cairo Press, la più importante per la traduzione dall’arabo in inglese.
Per il terzo giorno consecutivo, il villaggio di Ni’lin è rimasto anche ieri sotto coprifuoco. Il paesino della Cisgiordania, a metà strada tra Ramallah e Tel Aviv, è diventato ormai da settimane il centro del braccio di ferro contro il Muro di separazione che Israele sta continuando a costruire, nonostante la sentenza contraria che la Corte internazionale di giustizia emise esattamente quattro anni fa.
La costruzione della barriera priverebbe i contadini di Ni’lin di molta della loro terra, denuncia il comitato popolare del paesino palestinese di cinquemila anime che da settimane ormai dimostra compatto contro l’esercito israeliano, sostenuto da attivisti internazionali e da esponenti della del pacifismo israeliano. Negli ultimi giorni, però, gli scontri tra gli abitanti di Ni’lin e l’esercito sono diventati più pesanti. Da venerdì scorso i ragazzi lanciano pietre e molotov, incendiano copertoni. Gli abitanti sfidano il coprifuoco e manifestano, com’è successo anche ieri mattina, per le strade. L’esercito ha risposto con lacrimogeni e, dicono i testimoni, proiettili. Il bilancio sarebbe di una cinquantina di feriti, di cui alcuni verserebbero in gravi condizioni. Ma non ci sono verifiche indipendenti, perché l’esercito israeliano ha chiuso Ni’lin alla stampa.
Le modalità degli scontri, dall’uso delle pietre sino alla presenza di un comitato popolare, ricordano molto quelle della prima intifada. Ni’lin non protesta solo contro il muro, ma contro la presenza di almeno otto colonie israeliane nell’area, che – denunciano gli abitanti – usano le sorgenti d’acqua, la terra, e le strade riservate a chi abita negli insediamenti.