Il Medio Oriente è gravido. L’Egitto è gravido”. La metafora gira parecchio al Cairo, nei circoli intellettuali. C’è aria di transizione, e questa brezza non tocca solo la politica. Anzi, è la letteratura, paradossalmente, a confermare che in Egitto qualcosa nascerà. Sugli scaffali di una libreria.
L’Egitto letterario, insomma, non è più stantio. Soprattutto dopo la morte dell’unico premio Nobel per la letteratura arabo, Naguib Mahfouz, scomparso oltre tre anni fa. Nuove case editrici scoprono bestseller e pubblicano i talenti prossimi venturi: come la Dar Merit, la più nota, quella che immette nelle librerie volumi a poco più di un euro, e che pubblicò la prima edizione del più grande successo editoriale degli ultimi anni, il Palazzo Yacoubian di Alaa al Aswani. Nuovissimi marchi editoriali legati a un’agora virtuale, quella dell’internet egiziano, fanno sempre più tendenza, e disturbano le autorità: a metà aprile, la più famosa tra le case editrici legate ai blogger, la Malameh, è stata perquisita dalla polizia, che ha sequestrato anche le copie della prima graphic novel edita al Cairo, Metro di Magdy as-Shafee. E poi ci sono gli esperimenti di libri online, pubblicati su Facebook, in parallelo alle vecchie tradizioni, i romanzi a feuilleton, riscoperte sempre da Aswani con il suo nuovo romanzo, Chicago, pubblicato a puntate sul settimanale più incisivo dell’opposizione, prima di uscire in libreria.Benvenuti nella Cairo degli scrittori, dove – tra smog, traffico e fascino decadente – si respira sempre più l’aria frizzante di chi sta in bilico sull’orlo del cambiamento. È paradossale, ma buona parte degli scrittori, siano d’avanguardia, di grido o di lunga esperienza, dice che in Egitto – ora – è più facile fare letteratura.
(continua…)
Questo mio reportage culturale è stato pubblicato domenica scorsa sul Domenicale del Sole24Ore.