Jimmy Carter mantiene le promesse che fa. Ha incontrato al Cairo Mahmoud A-Zahhar e Said Siyyam, in sostanza: Hamas a Gaza. Vola in Siria per incontrare non solo il presidente Bashar al Assad, ma anche Khaled Meshaal. Ha detto, all’American University del Cairo, che non è un negoziatore, ma ha anche detto, francamente, che si sarebbe aspettato un’accoglienza diversa in Israele visto che trent’anni fa aveva negoziato e condotto in porto la pace più difficile per Israele, quella che ha consentito di togliere dalle spalle d’Israele l’incubo di una guerra guerreggiata con gli eserciti arabi. Senza l’Egitto, i paesi arabi non hanno più attaccato Israele. L’accoglienza, ha detto Carter secondo quanto riferito da una blogger che ha assistito al discorso di Carter, è stata invece di diverso tono. Comunque, gli incontri di Carter con dirigenti politici israeliani sono stati interessanti. Eli Yishai, capo dello Shas, ha chiesto a Carter di farsi latore di un suo messaggio a Hamas: vuole incontrare Khaled Meshaal per discutere lo scambio di prigionieri. Il caporale Gilad Shalit scambiato con alcune centinaia di prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane (dove i detenuti palestinesi superano le 11mila unità). Durissime le parole di Carter sulla politica militare israeliana a Gaza e sulle vittime palestinesi.
Yonatan Mendel è un giornalista israeliano. Ora è a fare un PhD sul linguaggio in una università britannica. Sul linguaggio della sicurezza. E sul linguaggio della sicurezza ha pubblicato un lungo articolo sulla London Review of Books, rivista che offre spesso pagine molto interessanti. Da leggere e meditare la sua descrizione di come il linguaggio sia parte integrante del conflitto e dell’immaginario che su di esso si forma. Soprattutto fuori dal Medio Oriente.
Dopo la recensione pubblicata su Al Sharq al Awsat, giornale panarabo, è la volta di islamonline.net, il più conosciuto, letto, sito web dell’islamismo mainstream. Una lunga recensione di Arabi Invisibili è comparsa pochi giorni fa sul sito, a firma di Lamya Tawfik, giornalista che parla anche un ottimo italiano.