Arrivano le prime notizie sullo sciopero generale del 6 aprile in Egitto, indetto contro il carovita ma anche con una caratura politica. E sono notizie che non arrivano solo dalle testate giornalistiche (Al Jazeera, Tagesspiegel, Bloomberg), ma – come spesso è accaduto in questi ultimi tre anni – anche dai blogger nella loro veste di attori del citizen’s journalism (Hatshepsut parla di blogger e professori arrestati, arabawy parla invece degli operai tessili di Mahalla al Kobra, ma soprattutto ci sono gli aggiornamenti sul blog creato per l’occasione, 6april08). Sono i blogger i primi protagonisti dello sciopero chiamato via internet, sono loro – in queste ore – a dare notizie come gli arresti (un esempio per tutti, Alaa, alias Alaa Abd el Fattah, forse il più famoso tra i blogger del paese, ha dato qui la notizia del fermo, già sabato, di Malek-X). Ancora una volta, la blogosfera egiziana si presenta come una delle facce più costanti del dissenso degli anni recenti.
Tirando le somme, le notizie parlano di centinaia di arresti (dai 200 ai 500, a seconda delle fonti) e di un centinaio di feriti, a Mahalla. Difficile, invece, capire quanta partecipazione ci sia stata, anche perché il dispiegamento delle forze dell’ordine sembra essere stata imponente già dalle prime ore della mattina. Ne sapremo di più nei prossimi giorni.
In linea col qamasin, anche nello showbiz arabo c’è aria di tempesta, di gran vento e molta sabbia sollevata in aria. Il polverone è stato sollevato da un musicista egiziano, Jamal Salameh, contro un congruo numero di volti celebri del mondo della canzone araba. Da reginette come Haifa Wehbe alla star della canzone religiosa da hit parade, Sami Yussuf, sino al più affascinante, l’iracheno Kathem al Saher, la più bella voce della regione. L’accusa è di plagio: avrebbero copiato canzoni composte da Salameh, che ha fatto causa chiedendo un risarcimento.
222 tra scioperi e dimostrazioni nel 2006. Un picco di 580 nel 2007. Tra i 300mila e i 500mila lavoratori coinvolti. Cominciano a uscire le cifre del disagio tra i lavoratori egiziani, di cui si era percepito qualcosa attraverso le notizie (poche) sugli scioperi nell’aristocrazia della classe operaia, i tessili. Il neoliberalismo seguito in questi ultimi anni dal governo di Ahmed Nazif non ha solo cercato di privatizzare una parte della mastodontica industria pubblica egiziana, ha anche prodotto rivendicazioni sindacali che si sono mosse in maniera diversa dai periodi precedenti. Fuori e spesso contro i sindacati. Scioperi e manifestazioni che sono contemporanee, soprattutto nell’ultimo anno, alle manifestazioni contro il carovita, che sta colpendo tutte le classi sociali (meno la piccola fascia dell’alta borghesia e dei nuovi ricchi) e che non si limita alla sola questione del pane. Se l’argomento interessa, ecco ora la nuova, acuta analisi di Joel Beinin, direttore del dipartimento di studi mediorientali all’American University del Cairo, forse il più grande esperto di storia della classe operaia egiziana, sul Middle East Report online.