Se il capitalismo fallisce…

admin | April 4th, 2008 - 2:57 pm

Il capitalismo non ha risposto ai bisogni della gente? Potrebbe farlo la finanza islamica. La conclusione, che ho messo in maniera semplicistica solo per necessità di sintesi, l’hanno tratta gli oltre mille partecipanti a una conferenza sull’economia e la finanze islamiche conclusasi il 3 aprile in Arabia Saudita. La questione è, ovviamente, molto più complessa, ma da non sottovalutare. La finanza islamica è una potenza, e non da oggi. Un piccolo esempio, per tutti: una delle famiglie più ricche del mondo arabo è quella dei Rajhi, fondatori della omonima banca, irraggiata dall’Arabia Saudita sino alla Malaysia. E la Rajhi Bank è una delle più importanti della finanza islamica. Finanza islamica che raccoglie consensi anche oltre i confini dei paesi e della clientela musulmana. Ragione principale: i principi etici sui quali è basata la finanza islamica.

Graphic novel (dal Libano)

admin | April 4th, 2008 - 9:59 am

Mazen Kerbaj, artista libanese eclettico, caricaturista ma anche musicista, ha pubblicato una sua “piccola descrizione del Libano”. Le graphic novel, nel panorama arabo, stanno facendo adepti, e producendo materiale molto interessante, come dimostra Metro, dell’egiziano Magdy al Shafee, una sorta di giovane Hugo Pratt sul Nilo. La mia recensione per il Domenicale del Sole24ore è disponibile anche su Lettera22, il sito della ormai più antica associazione indipendente di giornalisti italiani, specializzata in politica estera (diffidate dalle imitazioni, recita la Settimana Enigmistica).

Tra cyberdissidenza ed e-samiszdat

admin | April 4th, 2008 - 9:50 am

“… è l’evoluzione di un dissenso sempre meno solitario e individuale. La costruzione di una cultura politica comune che nei diversi contesti nazionali arabi sta dunque passando anche attraverso i blog, la via più semplice ed economicamente accessibile di collazionare pensieri e persone, e di aggirare per quanto possibile la censura delle autorità di governo. È la via contemporanea di unificare il dissenso attraverso la diffusione di e-samizdat, di samizdat virtuali, com’è successo – richiamando un paragone forse troppo imponente in questa fase, ma sicuramente paradigmatico – in quel periodo a cavallo tra gli anni settanta e ottanta nell’Europa orientale soggetta ai regimi filosovietici, sino alla caduta del Muro di Berlino nel 1989. Al posto di una macchina per scrivere o di una penna per copiare i samizdat proibiti, Internet si è rivelato uno strumento molto più pratico per riprodurre e disseminare copie di testi fuori dai canali culturali istituzionali. Non solo in arabo, ma anche nel vecchio linguaggio dei colonizzatori, in inglese o in francese”.

Qualche riga del capitolo del mio Arabi Invisibili dedicato a blog e blogger arabi, che è possibile scaricare dal sito della Feltrinelli.

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