…e intanto, la pop culture araba

admin | April 30th, 2008 - 11:05 am

Dovrebbe allarmare, e non poco, l’ultimo sondaggio sulla percezione dell’immigrazione da parte degli italiani, voluto dal Viminale. Per oltre la metà la metà degli italiani, il problema sono i musulmani. Un terzo è contrario alla costruzione di una moschea. Mala tempora, insomma, certo alimentati da un clima informativo che nel Belpaese ha costruito le fondamenta perché la gente abbia paura di chi è di religione musulmana, o di chi porta il velo…

La tristezza, secondo me, si combatte non con i cilici, ma con qualcosa di positivo. L’ho sperimentato scrivendo Arabi Invisibili. E allora, visto che mi sono scelta la mia piccola battaglia quotidiana, continuiamo a descriverli, i nostri invisibili. Soprattutto la loro cultura pop e underground, che chi vuole può approfondire anche con la lettura del libro di Andrew Hammond, Popular Culture in the Arab World. Arts, Politics, and the Media.

In questi giorni ci sono parecchi spunti interessanti. Intanto, un rap sullo sciopero indetto dai blogger egiziani per il 4 maggio, intitolato Meen Fina, segnalato da Life Thinking. Della serie: il dissenso in Egitto si fa a tempo di hip hop, e non con le cinture esplosive, come si crede, sembra, in certa Italia. E poi, segnalato sempre da Life Thinking, un blog arabo in inglese molto interessante, c’è un video che definire dell’orgoglio musulmano sarebbe riduttivo. E’ una presa in giro dell’ignoranza occidentale, con una presa di posizione finale: yes, I’m a Muslim and I’m proud of it.
E poi la meravigliosa immagine satirica (via Kafr al Hanadwa) della rivista The Onion, che ho inserito sul post. A volte pubblicitari & Co. spiegano meglio di molti altri quali stereotipi stiamo ingoiando da anni sugli arabi. Sceicchi arabi seduti accanto all’iconografia degli attentatori suicidi mentre leggono il Corano: questa la foto satirica, che trae spunto dalle migliaia di articoli che dipingono gli arabi come terroristi. E se aprissimo un po’ gli occhi, e andassimo a cercare quelli veri, di arabi, invece di limitarci alle terrificanti rappresentazioni a cui siamo ormai abituati? Anni fa, Saatchi & Saatchi produsse la migliore, secondo me, rappresentazione dello stereotipo, che cito peraltro anche nelle conclusioni del libro e che ripubblico in testa a questo post. Serviva a vendere una nuova versione di Risiko.

Lettera22.it vs lettera22info

admin | April 29th, 2008 - 2:30 pm

Con una lettera inviata oggi alla Federazione nazionale della stampa e ai direttori dei quotidiani e periodici italiani con i quali collaboriamo da ormai quindici anni, l’associazione indipendente di giornalisti Lettera22 (http://www.lettera22.it/ ) ha preso le distanze dalla neonata Associazione giornalisti per le libertà “Lettera22info” nata alcuni giorni fa e sulla quale sono uscite indiscrezioni di stampa non smentite dall’associazione stessa. Le indiscrezioni attribuiscono a tale associazione, non solo una precisa parte politica, ma anche un riferimento alla marcia su Roma e altri nostalgici orpelli del Ventennio. Nel sottolineare che utilizzare la dizione “Lettera22” per un’associazione tra giornalisti quando già ne esiste una da 15 anni non è propriamente indicativo di fantasia e di correttezza professionale, la redazione di Lettera22 ha voluto informare i lettori dei giornali con cui collabora (oltre una trentina in Italia) e quelli del sito Lettera22.it (circa 40mila lettori singoli ogni mese per circa un milione di contatti) , che il 22 che segue alla parola “lettera” non ha nulla a che vedere con la data (1922) nella quale venne fatta la marcia su Roma e che dunque tra lettera22.it e lettera22info non esiste nessuna relazione.

http://www.lettera22.it/

New Wave (letteraria) sul Nilo

admin | April 29th, 2008 - 11:03 am

Il Medio Oriente è gravido. L’Egitto è gravido”. La metafora gira parecchio al Cairo, nei circoli intellettuali. C’è aria di transizione, e questa brezza non tocca solo la politica. Anzi, è la letteratura, paradossalmente, a confermare che in Egitto qualcosa nascerà. Sugli scaffali di una libreria.
L’Egitto letterario, insomma, non è più stantio. Soprattutto dopo la morte dell’unico premio Nobel per la letteratura arabo, Naguib Mahfouz, scomparso oltre tre anni fa. Nuove case editrici scoprono bestseller e pubblicano i talenti prossimi venturi: come la Dar Merit, la più nota, quella che immette nelle librerie volumi a poco più di un euro, e che pubblicò la prima edizione del più grande successo editoriale degli ultimi anni, il Palazzo Yacoubian di Alaa al Aswani. Nuovissimi marchi editoriali legati a un’agora virtuale, quella dell’internet egiziano, fanno sempre più tendenza, e disturbano le autorità: a metà aprile, la più famosa tra le case editrici legate ai blogger, la Malameh, è stata perquisita dalla polizia, che ha sequestrato anche le copie della prima graphic novel edita al Cairo, Metro di Magdy as-Shafee. E poi ci sono gli esperimenti di libri online, pubblicati su Facebook, in parallelo alle vecchie tradizioni, i romanzi a feuilleton, riscoperte sempre da Aswani con il suo nuovo romanzo, Chicago, pubblicato a puntate sul settimanale più incisivo dell’opposizione, prima di uscire in libreria.Benvenuti nella Cairo degli scrittori, dove – tra smog, traffico e fascino decadente – si respira sempre più l’aria frizzante di chi sta in bilico sull’orlo del cambiamento. È paradossale, ma buona parte degli scrittori, siano d’avanguardia, di grido o di lunga esperienza, dice che in Egitto – ora – è più facile fare letteratura. (continua…)

Questo mio reportage culturale è stato pubblicato domenica scorsa sul Domenicale del Sole24Ore.

Il romanzo popolare del dottor Alaa

admin | April 29th, 2008 - 10:58 am

Sul New York Times del 27 aprile c’è una lunga, bella recensione-ritratto di Alaa al Aswani e del suo ultimo romanzo, Chicago. L’ha scritta Pankaj Mishra, uno degli scrittori che verrà a Gerusalemme la prossima settimana per il Palestine Literature Festival.

Luce dall’Egitto?

admin | April 29th, 2008 - 10:24 am

Il progetto è finanziato dall’Islamic Development Bank. 15 milioni di dollari per far arrivare l’elettricità a Gaza dall’Egitto. Lo ha comunicato ieri il ministro dell’informazione del governo di Ramallah, Riad al Malki, spiegando che il progetto è stato negoziato dall’Autorità Nazionale Palestinese. L’elettricità dovrebbe passare da Al Arish, nel Sinai, a Rafah, nel settore meridionale della Striscia. E dovrebbe servire a diminuire la dipendenza di Gaza dagli approvvigionamenti israeliani. Cosa significa? Che Gaza, ancora una volta, graviterà sempre di più sull’Egitto, come settori politici israeliani vorrebbero, segnando ancor di più la spaccatura tra la Cisgiordania e la Striscia?

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